Di Luigi Meneghello e delle uccisioni

 

Cercai il posto dove c’è il cuore, e lì indirizzai il colpo.

Mi venne in mente un pomodoro, mi pareva di tenerlo in mano. 

*** 

Sparare addosso alle persone, se capita per incidens, non fa impressione…Queste due cose che vi rotolano addosso sono uomini ammazzati; questo non è niente…Altra cosa col ragazzotto tedesco, sull’Altopiano…Non abbiamo scelta. Siamo tutti d’accordo, anche lui…Si è in piedi, quasi ci si tocca. In una scossa pare di morire insieme.

 

Luigi Meneghello, I piccoli maestri

 

Nel suo recente libro “La strada di Malo. Opera e vita di Luigi Meneghello. Con un contributo di Filippo Cerantola” (Carocci Editore 2025) il professor Lorenzo Renzi dedica poche ma non poco intense pagine a “I piccoli maestri”, il libro di Luigi Meneghello uscito nel 1964 e tutto dedicato alla sua partecipazione alla Resistenza.

Il professor Renzi, già professore di Filologia romanza all’Università di Padova, è socio di diverse accademie, tra cui quella della Crusca e quella nazionale di Romania. È tra i curatori della Grande grammatica italiana di consultazione e della Grammatica dell’italiano antico. Ha scritto, tra l’altro, sul cambiamento linguistico in italiano, su Dante e su Proust.

Conoscente e conterraneo di Meneghello, ripercorre nel suo volume l’intera produzione dello scrittore vicentino, dal notissimo libro che lo rivelò al pubblico, “Libera nos a malo”, fino alle Carte, un mare magno di oltre 1500 pagine composto da appunti, aneddoti, considerazioni su argomenti diversissimi tra loro, prove di bravura, pezzi brillanti e a volte enigmatici. Una sorta di personalissimo “Salon des Refusés”- dice Renzi – come quello degli Impressionisti.

“I piccoli maestri” non ebbe all’inizio lo stesso successo di critica del volume che lo precedette. Pesarono, sulla fredda accoglienza, i toni antiretorici e non epici che Meneghello riservò a questo capitolo decisivo della sua vita. “Romanzo epico, romanzo di fatti, res gestae – scrive Renzi –  dovrebbe escludere l’ironia meneghelliana, che invece c’è”. Basta leggere questa riga fulminea: “In certi momenti ci pareva di essere il governo ombra del Veneto; in altri momenti ci si sentiva i soliti quattro gatti”. E ancora, alla giovane Simonetta che gli chiedeva degli “atti di valore” compiuti sul campo Luigi risponde: “Facevamo le fughe…Non eravamo mica buoni, a fare la guerra”. Insomma, Meneghello descrive una Resistenza in apparente tono minore, spogliata di ogni enfasi eroica e retorica, suscitando inizialmente la riprovazione di mostri sacri della letteratura di allora come Carlo Bo, Luigi Baldacci e Anna Banti. Non però quella di Primo Levi, a cui il libro piacque “eccezionalmente” e che lo considerò subito “non un libro, ma il libro vero della Resistenza”.

Il professor Renzi indaga nella sua monografia tanti temi diversi, la formazione del giovane Meneghello, la sua conversione all’antifascismo e il suo impegno di resistente, il “despatrio” in Inghilterra subito dopo la guerra, lo stile narrativo dello scrittore, il rapporto dialetto-lingua nel suo lavoro ed altri ancora.

Ma dedica a “I piccoli maestri” alcune pagine speciali che non affrontano solo l’analisi stilistica ma anche il contenuto storico di alcuni passaggi del libro, quelli che parlano delle “uccisioni dei nemici” da parte di Meneghello stesso.

Per capire il contesto il lettore riprenda ora le brevi ma importanti righe riportate in esergo.

Sono espliciti e sconvolgenti. In pochi, durante o dopo ogni guerra, si sono azzardati a raccontare chiaramente che hanno ucciso qualcuno, faccia a faccia. Il professor Renzi, ad esempio, non ne ha trovato nessuno nella sua larga indagine su diari, memorie, romanzi autobiografici della guerra 15-18 a cui ha dedicato studi approfonditi e il bellissimo volume “Lettere della Grande Guerra: Messaggi, diari, memorie dall’Italia e dal mondo” uscito per Il Saggiatore nel 2021.

La strategia formale di Meneghello, in Piccoli maestri e in altri casi, è stata quella di ricorrere a una “ellisse” narrativa: si parla di una cosa grave e importante che è successa ma la si mette tra parentesi. Ma non è proprio così. Anche le parentesi sono importanti, se qualcuno ha il coraggio di aprirle. Meneghello lo ha avuto. I suoi sono “incisi” sulla carta, ma anche “incisi” nella vita e nella memoria e non si può fare come se non ci fossero. “Meneghello – dice  Renzi – non ha taciuto, non ha abbandonato il suo scrupolo di verità. Lo ha fatto obbedendo al patto esplicito di abiurare alla falsità a cui da ragazzo aveva aderito, di dire quindi tutta la verità, perché non c’è niente di così sgradevole che non si possa dire. Un impegno etico a cui si è sempre attenuto e che è collegato con la Resistenza”.

 

Susanna Cressati

 

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