Assemblea tematica: insegnamento della storia fra percorsi di innovazione dal basso e interventismo ministeriale

“Indicazioni Nazionali per il curricolo – Scuola dell’infanzia e Scuole del Primo ciclo di istruzione”. Si intitola così un primo (per gli altri cicli dovrà uscirne un altro) documento ufficiale del Ministero dell’Istruzione.

Uscito la scorsa estate dopo un non semplice travaglio, definisce “gli obiettivi formativi nazionali, gli obiettivi di apprendimento e le competenze che gli studenti devono raggiungere al termine del primo ciclo di istruzione”. Interviene, come ovvio, anche sull’insegnamento di due materie (storia ed educazione civica) che sono pane per i denti di un Istituto storico che si occupa di Resistenza ed Età contemporanea.

Ed è su questo documento che l’ISRT ha tenuto, con i soci, una assemblea tematica per conoscerlo e discuterlo. Un’assemblea “sperimentale” – è stato detto nella introduzione dal vicepresidente Andrea Morandi, seduto a fianco del presidente Vannino Chiti – perché intende essere il primo di altri incontri “tematici” per coinvolgere i soci dell’Istituto su questioni specifiche.

Il compito di analizzare le “indicazioni nazionali” è stato affidato a tre docenti (Pietro Causarano, Annalisa Savino e Gianmario Leoni) introdotti da Francesca Cavarocchi che, rinviando anche ad un recente numero di “Passato e presente”, ha evidenziato ciò che poi gli altri relatori hanno poi approfondito. “Stiamo assistendo a una precisa strategia governativa” nel contesto generale di un “cambiamento di clima” provocato dall’attuale governo. Una situazione – e su questo tutti hanno concordato – che deve sostenere la necessità di una didattica qualificata con insegnamento, in questo caso della storia, che prosegua nelle sue dimensioni innovative e necessariamente critiche.

“Qui si tratta di un’operazione di restaurazione culturale, quasi una sorta di regolamentazione dei conti”, è andato giù duro Pietro Causarano, associato di storia nell’ateneo fiorentino, criticando l’impostazione generale del documento. L’asse centrale – ha notato – è basato sulla “identità nazionale”, sulla “civiltà occidentale”, sul fatto che “noi siamo il metro di misura del mondo intero”. E questo ha ovvie ricadute – molto critiche a giudizio dello storico – sul piano della didattica.

Di “forte sospetto  di strumentalizzazione ideologica” ha parlato Annalisa Savino, preside del Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” e al centro, due anni fa, di una dura contestazione da parte del ministro Valditara dopo alcuni fatti accaduti davanti al Liceo Michelangelo. Lamentando il rischio che “da luogo di analisi critica la scuola diventi carta di risonanza dell’agenda politica del governo”, Savino si è in particolare soffermata sulle foibe e su come l’attuale governo punti a far entrare nelle scuole (“si avverte forte la pressione”) il ricordo di “tragedie così complesse” senza la doverosa analisi critica, esaltando una “memoria emotiva, celebrativa”.

Un “chiaro impianto ideologico” delle indicazioni ministeriali è stato evidenziato anche da Gianmario Leoni, docente di storia e filosofia al Classico Michelangelo di Firenze. In questo documento – ha detto portando vari esempi sia su storia che su educazione civica – “manca l’approccio critico ed è chiaro il rischio di veder trasformata la scuola in un luogo dove si conformano idee e comportamenti”. Il paradigma è “ideologico” e l’approccio “privilegia l’ordine al dibattito, la norma alla critica”.

Numerosi gli interventi. Fra questi Ugo Caffaz, già dirigente di Regione Toscana e “inventore” del “Treno della Memoria” con cui migliaia di studenti toscani sono stati accompagnati, previo un serio lavoro preliminare svolto da insegnati specificamente formati, ad Auschwitz.

Per il direttore Matteo Mazzoni il progetto politico nel quale si inseriscono le indicazioni ministeriali ha caratteristiche “reazionarie, organiche, internazionali”. Piena fiducia negli insegnanti, la cui libertà è costituzionalmente garantita e protetta, ma anche – ha aggiunto – timore e preoccupazione per ciò che potrà accadere se si proseguirà su strade didattiche diverse rispetto a quella, maestra, secondo cui alunni e studenti vanno portati a stimolare il loro senso critico. Con la rete di insegnanti e con la qualità della sua proposta, l’Istituto continuerà a fare didattica secondo principi e valori costituzionali.

 

Mauro Banchini

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