Intervista all’Assessora Alessandra Nardini. Novità: si inaugura il cammino Sant’Anna – Monte Sole: 11 tappe che uniscono i due luoghi di drammatiche stragi nazifasciste.
Assessora Nardini, la Cultura della Memoria è tra le sue deleghe fin dal primo mandato in Regione Toscana, nel 2020. Il Treno della Memoria, le visite ai lager, il Museo della Deportazione, i meeting degli studenti e i campus per i docenti: queste sono solo alcune tra le più rilevanti iniziative fatte per coltivare e diffondere la cultura della Memoria. In sei anni, cosa ha visto cambiare, nella partecipazione e nella consapevolezza?
«Per questioni anagrafiche, questi anni hanno visto purtroppo lasciarci molte e molti delle testimoni e dei testimoni, a partire da coloro che sono sopravvissuti ai campi di sterminio. Penso alla fortuna che abbiamo ad averne alcune e alcuni ancora oggi tra noi. A questo proposito è stata un vero privilegio, durante il recente Treno della Memoria che si è svolto lo scorso marzo, la partecipazione, ancora una volta, delle sorelle Andra e Tatiana Bucci, testimoni preziose e generose. Ma sono casi sempre più rari. Per le istituzioni è quindi ancora più importante coltivare la Memoria, anche per evitare quello che Liliana Segre ha pubblicamente denunciato: “Ho paura che la Shoah – e io aggiungo la Memoria di tutte le deportazioni – diventi una riga nei libri di storia, e poi più neanche quella”. Il venir meno delle testimoni e dei testimoni delle deportazioni nazifasciste, aumenta la nostra responsabilità come istituzioni: diventa ancora più importante investire nella cultura della Memoria, impedendo negazionismo e revisionismo. Sono convinta che, in questo senso, il ruolo della scuola sia centrale».
E nelle persone, negli studenti, negli insegnanti?
«Ho visto una maggiore consapevolezza e una necessità di attualizzare la Memoria, soprattutto in questa fase storica nella quale assistiamo a guerre, orrori, al genocidio a Gaza, al fatto che il diritto internazionale venga quotidianamente calpestato. Per questo, ogni volta che celebriamo il Giorno della Memoria e parliamo delle pagine buie e vergognose della storia, cerchiamo sempre di attualizzare il messaggio che ci consegnano. Chiedersi: a cosa serve oggi la Memoria? Serve sicuramente a riconoscere e prevenire rigurgiti nazifascisti, a non far trovare terreno fertile a tentativi di revisionismo e negazionismo. Ma serve anche a chiedersi: cosa abbiamo imparato dalla Storia? Oggi, parlare di Shoah e di tutte le deportazioni nazifasciste, significa anche chiedersi se abbiamo fatto abbastanza per evitare nuovi genocidi, nuove guerre. La risposta, purtroppo, evidentemente è no. Quindi c’è bisogno di investire ancora molto su questo. Ho notato che anche da parte delle ragazze e dei ragazzi c’è una forte necessità di attualizzare la Memoria, di riflettere sul presente: ad esempio, durante il recente viaggio del Treno della Memoria, abbiamo tenuto dei laboratori, e tante domande sono state fatte proprio su quello che sta accadendo oggi nel mondo».
Il Treno della Memoria è appena tornato, dopo sette anni, nei campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau. Ma stavolta in un contesto internazionale devastante, anche per il ruolo di Israele. Come l’avete affrontato?
«Abbiamo dato la parola alle e ai rappresentanti delle varie comunità discriminate e deportate durante il nazifascismo, alle associazioni che li rappresentano, insieme all’Istituto Storico Toscano, coordinati dalla Fondazione Museo della Deportazione e della Resistenza. Abbiamo parlato di oppositori politici, rom e sinti, persone con disabilità, LGBTQIA+, testimoni di Geova, internati militari italiani, oltre ovviamente alla Shoah, grazie a rappresentanti delle comunità ebraiche, che erano presenti in rappresentanza delle varie comunità toscane. Inoltre, la preziosa testimonianza, ad Auschwitz-Birkenau e a Cracovia, delle sorelle Bucci, deportate anche loro bambine, in quanto figlie di mamma ebrea e quindi di origine ebraica. Devo dire che c’è stato un passaggio bellissimo che ha fatto proprio Tatiana che, ricordando quando giocavano nei campi di sterminio con quel poco che avevano, circondate da quell’orrore, ha ricordato con commozione le immagini di bambine e bambini costretti oggi a giocare tra le macerie e gli orrori di Gaza. Un passaggio denso di significato il suo, in una sala che ascoltava con attenzione e commozione.
Ho sempre pensato e sostenuto che le responsabilità del Governo criminale di Netanyahu, che si sta macchiando di un genocidio e dell’occupazione ingiusta dei territori in Cisgiordania, non dovessero ricadere su un popolo intero. E quindi sarebbe a mio avviso sbagliato mettere in discussione la necessità di celebrare il Giorno della Memoria, di ricordare e condannare la Shoah.
Quella pagina di storia era e resta una vergogna indelebile. Credo invece – come ha scritto Anna Foa riflettendo sul significato che oggi deve assumere il Giorno della Memoria – che questo debba essere davvero un monito universale, e debba far sì che ‘ mai più’ non valga solo per gli ebrei ma per ogni genocidio. Questo dovrebbe essere l’obiettivo e l’insegnamento, a mio avviso. È con questo spirito che abbiamo intrapreso il viaggio: l’idea che il rifiuto della violenza e dell’odio debba valere per tutti, sempre, in ogni parte del mondo».
Come si è sentita durante il viaggio?
«Era la prima volta ad Auschwitz e Birkenau, perché il Treno della Memoria finanziato dalla nostra Regione mancava da quei luoghi da sette anni a causa del Covid e di altre difficoltà successive. Avevo già visitato i campi di Dachau, Mauthausen, Ebensee, Gusen, il Castello di Hartheim e la Risiera di San Sabba grazie ai pellegrinaggi organizzati da ANED ogni primavera e poi al viaggio nei luoghi della Memoria italiani che come Regione abbiamo voluto lo scorso anno, quindi avevo contezza di quello che avrei trovato. Ma Auschwitz è qualcosa di veramente incredibile, per la sterminata vastità di Auschwitz II- Birkenau che fa capire di quanto orrore è stato teatro quel luogo e per la commozione che provoca visitare il Museo Memoriale di Auschwitz I. L’emozione e il dolore sono stati ugualmente molto profondi. È un’esperienza che segna per sempre una persona, sicuramente per me è stato così».
Tra i suoi primi atti come Assessora alla Memoria c’è stato l’inserimento nello Statuto Regionale della definizione della Toscana come antifascista. Un atto non solo simbolico ma che ha conseguenze concrete.
«Mancava un riferimento esplicito all’antifascismo e, insieme al Presidente Giani, abbiamo proposto di inserirlo. L’antifascismo è nel DNA e nella storia della Toscana, e anche il simbolo del Pegaso alato – lo stesso del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale – ci ricorda che affondiamo con orgoglio le nostre radici nei valori della Resistenza. È per questo che abbiamo voluto inserire nel nostro Statuto l’antifascismo come principio fondante. Questa scelta è importante soprattutto alla luce dell’attuale fase storica: abbiamo voluto ribadire con estrema chiarezza che in Toscana non c’è, e non ci potrà mai essere, alcuno spazio per i rigurgiti nazifascisti a cui assistiamo. Inoltre, testimonia un impegno ancora più forte per quando riguarda la promozione e la diffusione della cultura della Memoria».
Sempre con Legge regionale, avete inserito l’impegno al sostegno, anche finanziario, degli Istituti Storici della Resistenza e dell’età Contemporanea, il cui valore è stato ribadito anche dalla recente visita del Presidente Mattarella all’Istituto Storico Toscano.
«Gli Istituti Storici sono fondamentali, da anni li sosteniamo e lo facciamo convintamente perché ne riconosciamo l’importanza come presidio di storia, democrazia e antifascismo. Numerosissime sono le collaborazioni che ci vedono insieme, dalle iniziative per il Giorno della Memoria che da anni affidiamo alla Fondazione Museo della Deportazione e della Resistenza – Luoghi della Memoria Toscana, a cui dobbiamo anche l’organizzazione del Treno della Memoria, alle attività sul Ricordo e la complessa vicenda del confine orientale, di cui si occupa l’Istituto Storico grossetano della Resistenza e dell’età Contemporanea, ovviamente sempre con la collaborazione dell’Istituto Storico Toscano che coordina anche la rete degli Istituti nelle nostra regione, con cui sono davvero tantissime le attività e i progetti che portiamo avanti, non ultimo il Protocollo, nato su sollecitazione dell’ANPI, sullo studio della Costituzione nelle scuole, che vede la partecipazione, tra gli altri soggetti, anche delle nostre sette istituzioni universitarie toscane.
È agli Istituti Storici che in questi anni ci siamo sempre affidati per approfondire e sviluppare riflessioni sul ‘900 e attività di formazione rivolte sia a studentesse e studenti, che alle e agli insegnanti. Anche quest’anno abbiamo rinnovato il nostro impegno finanziario a supporto dell’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’età Contemporanea, della Fondazione Museo della Deportazione e Resistenza e di tutti gli Istituti Storici presenti nei territori toscani, oltre a quello per la Federazione regionale delle Associazioni antifasciste e della Resistenza e per il Parco nazionale della Pace di Sant’Anna di Stazzema, a cui il Governo invece aveva tagliato una parte dei fondi, ma ora, evidentemente anche a seguito delle giuste proteste degli scorsi giorni alle quali anche io mi sono unita, è stata annunciata marcia indietro».
Quali sono le prossime iniziative del suo assessorato?
«Il 20 giugno inaugureremo il cammino che unisce Sant’Anna di Stazzema con il parco di Monte Sole, in Emilia Romagna: un percorso attraverso i luoghi della Resistenza. Si tratta di un itinerario in 11 tappe, che attraversa 14 Comuni per 180 chilometri, e che unisce i due luoghi simbolo della storia del Novecento, teatro di terribili stragi nazifasciste, attraverso paesaggi montani e borghi, tra Alta Versilia, Media-Valle del Serchio e Appennino bolognese. All’inaugurazione saranno presenti i due presidenti di Regione Toscana e Regione Emilia Romagna.
Il percorso nasce grazie all’Associazione Liberation Route, a cui siamo stati la prima Regione ad aderire, seguiti poi anche dall’Emilia Romagna. Sono state proprio le nostre due Regioni a finanziare questo progetto.
Dal giorno dopo la presentazione ufficiale, il percorso sarà fruibile a tutte le camminatrici e a tutti i camminatori.
Infine, abbiamo rinnovato il Protocollo che citavo prima per lo studio della Costituzione nelle scuole toscane e, visto che si celebra l’anniversario di un triennio importante, quello che va dal 1946 al 1948, dal voto per il referendum con cui si passò dalla Monarchia alla Repubblica, che ha visto anche la partecipazione di noi donne, fino all’entrata in vigore della nostra Costituzione antifascista, passando per il lavoro dell’Assemblea Costituente, credo che questi avvenimenti fondamentali per il nostro Paese vadano adeguatamente ricordati e celebrati».
Manuela Zadro – Giornalista
