La vittoria della Repubblica sulle pagine dei giornali

Un veloce “sfoglio” nella collezione dell’Istituto. Le pagine vivaci e combattive delle testate dei partiti di sinistra.

 

Anche per chi (come chi scrive) ha trascorso la quasi totalità della vita professionale lavorando nei  e occupandosi dei giornali di carta, lo sfoglio di una vecchia collezione (quella dell’Istituto storico toscano della Resistenza e dell’età contemporanea è imponente) rappresenta sempre una fonte di nuovo interesse e di riflessione. Vale per i giornali quello che, a detta di molti osservatori, vale per le fotografie. Oggi noi scattiamo moltissime fotografie con il cellulare, raffiche di foto che un tempo (con il costo della pellicola e della stampa) non ci potevamo permettere. Ma tutta questa mole di immagini perde rapidamente di senso, perché o resta intrappolata nel telefonino e poi è inevitabilmente dimenticata, o viene gettata nel mare magno dei social, in cui il suo significato viene rapidamente diluito e disperso. Così va a finire che la vecchia foto in bianco e nero, scelta tra le tante con cura e con cura stampata e conservata in un album, è molto più “parlante” di tanti selfies affrettati.

Così anche per i giornali. Non è un caso che, oggi che l’informazione si è in gran parte spostata online, una sia pur sommaria e rapida rassegna stampa, fatta anche solo sui titoli di prima pagina, restituisca prepotentemente dopo decenni il clima, l’emozione, il sentire di un periodo storico, e se si tratta di quotidiani, perfino di una singola giornata colta in una specifica ora.

Diamo dunque una occhiata ai faldoni del giugno 1946, alla ricerca di qualche spigolatura interessante. In occasione del confronto referendario i giornali di sinistra mostrano un tono più vivace e battagliero rispetto ad altre testate, affidandosi a toni più espliciti, titoli forti, impaginazione più “moderna”. Il 29 maggio l’Unità pubblica con grande evidenza il discorso pronunciato il giorno prima alla radio da Palmiro Togliatti: “VIA il fascismo, VIVA la Repubblica. Fare il proprio dovere verso la Patria vuol dire votare per il Partito Comunista, il partito della Libertà, della Nazione, del Lavoro”. Titolo inequivocabile di un paragrafo interno: “La monarchia è fascista”. Come dargli torto? Un elemento costante delle scelte editoriali dell’Unità, che sarà anche del socialista Avanti!, è il riferimento non solo all’alternativa istituzionale ma ai temi del lavoro, economici e sociali. Il giorno successivo scende in campo un altro “pezzo da novanta” del Partito, Luigi Longo. “La Repubblica ha già vinto” proclama sabato il primo giugno a nove colonne (formato classico che rimarrà a lungo in questo e in altri giornali, fino alla rivoluzione dei tabloid). L’appello al voto della domenica 2 è arricchito da numerose immagini, per lo più femminili, una del re e di Mussolini che seguono Hitler (a Firenze?) e da una vignetta in cui la Repubblica soffia sul castello di carte della monarchia mandandolo all’aria. Martedì 4 a caratteri cubitali: “Vittoria repubblicana. Grande affermazione nazionale del Partito Comunista”. Idem il giorno successivo, dove si annuncia che i risultati ufficiali saranno dati il giovedì 6 giugno. “La Repubblica rinnoverà l’Italia” è il titolo di quel giorno, in una prima pagina che insiste soprattutto sul tema dell’unità nazionale.

Nei giorni precedenti al voto anche l’Avanti! si sofferma sui disastri provocati della monarchia fascista e non manca di rassicurare circa l’ordine che regnerà alle urne. L’Italia che piace ai Savoia è raffigurata in foto di bambini affamati e contadini sfiancati del sud, mentre il re si inchina stringendo la mano di Hitler. Domenica 2 giugno si fa notare che “Il Papa rifiuta di ricevere Umberto”, che in varie città Umberto e Maria Josè sono fischiati e contestati, che il “proclama” reale altro non è che una speculazione destinata al fallimento. La via da seguire per ‘Avanti! È quella tracciata da Giacomo Matteotti e Bruno Buozzi, i cui grandi ritratti campeggiano sulla pagina che invita al voto. Mercoledì 5 giugno la testata socialista dà la Repubblica in vantaggio, specificando nel titolo che si tratta di risultati registrati fino alle ore 2.30. Giovedì la certezza della vittoria, l’appello alla concordia e il ringraziamento a Pietro Nenni.

Diverse, ovviamente, le scelte delle altre testate. Il Corriere della sera, anzi “Il nuovo Corriere della sera” dà spazio il 31 maggio ai discorsi di De Gasperi e Parri, ma il giorno successivo, sotto un titolo neutro e con un editoriale che si intitola in maniera insipida “Concludendo”, riserva un intero sommario al proclama di Umberto II. Il 5 giugno il titolone di prima riporta i dati numerici dei voti conquistati dai vari schieramenti, giovedì 6 giugno l’editoriale è “Tregua nazionale”. Il giorno successivo il titolo di apertura è dedicato a sei colonne alla fuga dei Savoia.

Sabato primo giugno Risorgimento Liberale, organo del PLI, informa con molto rilievo che Stalin declina (gli inviti americani a Washington), e solo il 6 giugno, di spalla, ammette “La fine di un regno”.

Il Nuovo Corriere. Quotidiano dell’Italia centrale, il 2 giugno augura buona fortuna all’Italia e a centro pagina dà conto della “Vivace reazione repubblicana all’ultimo proclama di Umberto II”. Il 3 giugno loda la prova di maturità democratica offerta dagli italiani al voto e nei giorni successivi insiste sullo spirito di legalità democratica che segna questo nuovo inizio per il paese.

Chiudiamo con La nazione del popolo, organo del Comitato toscano di liberazione nazionale. Sabato primo giugno grande evidenza al “colpo basso” di Umberto II: “Ultimo tentativo del re per ingannare il popolo”. Il due giugno a nove colonne: “Oggi il popolo italiano consacra col voto la libertà riconquistata nella lotta antifascista”. Martedì 4 sottolinea la netta prevalenza dei tre partiti di massa nelle elezioni per la Costituente: Ormai gli italiani hanno scelto, nell’ordine e nel rispetto.  Commenti di Togliatti e Romita, il giorno della proclamazione la parola passa a De Gasperi.

Sì, furono grandi giorni.

 

Susanna Cressati – Giornalista

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