Gli ultimi giorni di agosto di quel 1944 la città sembrava sospesa: le autorità fasciste si stavano dissolvendo, molti reparti della Repubblica Sociale erano già partiti verso il Nord d’Italia.
Il Comitato di Liberazione Nazionale di Sesto Fiorentino si prepara a trasformare la sua autorità clandestina in autorità pubblica, come già avvenuto a Firenze: viene formata una giunta di comunisti, socialisti e democristiani, con Torquato Pillori (PCI) sindaco, Guido Presciani (PSI) vicesindaco e, come assessori, Galileo Corsi (PCI), Ernesto Banchelli (PSI), Umberto Conti (PSI), Alberto Giachetti (DC), Fosco Fantechi (DC) e Dante Fedi (PCI).
La mattina del 1° settembre Sesto è quasi vuota: dalle testimonianze raccolte molti anni dopo sappiamo che alcuni bambini vedono i partigiani per strada e capiscono che qualcosa è cambiato.
Qualcuno ricorderà che i primi soldati alleati che vide non erano americani, ma britannici, forse scozzesi: nella tarda mattinata, infatti, alcune camionette cingolate britanniche entrano in piazza Ginori.
La gente esce per strada, i partigiani sono in città, c’è una giunta appena insediata, diretta emanazione del CLN.
Ma non è finita qui: durante una riunione con il comando alleato, il segretario comunale porta la notizia che i tedeschi stanno cercando di rientrare in città, e il governatore alleato decide di ripiegare su Firenze con le sue truppe.
Sesto resta sola: ma è la Giunta stessa a dare l’ordine che tutti i partigiani si dispongano a difesa della città, e così avvenne.
L’attacco tedesco fu respinto nella zona del campo sportivo e di Querceto; quando, nel pomeriggio del 2 settembre, tornano gli Alleati con i carri armati, i rapporti di forza cambiano definitivamente.
La notte fra il 1° e il 2 settembre i sestesi, i partigiani, la giunta nata dalla Resistenza e la città tutta decisero di difendere la libertà appena riconquistata, che tanto sacrificio era loro costato nell’ultimo anno: a partire da quando, all’indomani dell’8 settembre 1943, un gruppo di giovani guidato da Giulio Bruschi costituì la prima formazione partigiana della provincia di Firenze.
Un cammino che potremmo definire corale, con i partigiani su a Monte Morello, i contadini dei borghi sottostanti che li nutrirono, gli operai delle fabbriche Richard-Ginori e Arrigoni che lavoravano nella clandestinità, le donne che fecero da staffette, i preti che offrivano rifugio e accoglienza, i tanti oppositori che pagarono con la vita la loro Resistenza ai nazifascisti.
Sonia Farese – Giornalista
