Il nodo pisano della rete degli Istituti storici della Resistenza è costituito dalla Biblioteca Franco Serantini (Bfs). Un nome che da solo racconta le origini di questo polo di ricerca e documentazione ma che è anche una impegnativa dichiarazione di intenti per il presente e il futuro. Chi era Franco Serantini? “Vent’anni, sardo, anarchico, figlio di nessuno nella vita come nella morte”: così il giornalista e scrittore Corrado Stajano presenta il giovane, arrestato dalla polizia a Pisa il 5 maggio 1972 mentre partecipava ad una manifestazione antifascista, brutalmente pestato e morto due giorni dopo, nel carcere don Bosco. Una morte per cui nessuno ha mai pagato di fronte alla legge, ma che ha suscitato a lungo dolore e indignazione in parte dell’opinione pubblica. Merito certo del libro che Stajano gli dedicò nel 1975 (“Il sovversivo”, Einaudi editore), ma merito anche del lavoro di documentazione e sensibilizzazione che la Federazione anarchica di Pisa seppe svolgere allora. E proprio la piccola biblioteca della storica sede pisana della Fai, in via San Martino, nel 1979 venne ufficialmente intitolata a Franco Serantini. Rievoca quel periodo l’attuale direttore della Bfs, Stefano Gallo, ricercatore di storia contemporanea del Cnr. “La biblioteca nasce nel 1979 in ambito anarchico, per conservare e studiare la storia, il ruolo che l’anarchismo ha avuto nel movimento operaio italiano e internazionale. Ma negli anni quell’inizio si è sfaccettato, si è moltiplicato, si è diversificato. Con la collaborazione anche di molti docenti di storia a livello nazionale. Come Piercarlo Masini, che è stato il più grande storico dell’anarchismo italiano, anche se poi ha avuto una storia personale molto diversificata. Ma anche studiosi del movimento operaio come Maurizio Antonioli, Lorenzo Gestri, e poi Michele Divari della Normale, Gianmario Cazzaniga, Adriano Prosperi, che continuano a essere vicini alla biblioteca e vari altri che ci hanno lasciato negli anni loro lasciti documentari, grazie ai quali abbiamo ampliato moltissimo il nostro raggio di azione. Dal 2005 eravamo già ente associato alla rete degli Istituti storici della Resistenza, Poi finalmente nel 2021 siamo stati accolti come membri effettivi”. Oggi la biblioteca ha un patrimonio di 40.000 tra libri e opuscoli, 4.300 testate di periodici e numeri unici, circa 100 fondi archivistici.
La Biblioteca amplia i suoi orizzonti, ma è a lungo tormentata da problemi di sede. Da quella originale, di via San Martino, viene sfrattata nel 1986. Dopo varie peripezie, grazie alla Provincia di Pisa, la Bfs trova collocazione (1992) nel complesso scolastico Concetto Marchesi, a Pisanova. Poi il ridimensionamento delle competenze delle Province fa sfumare tutto. In questo periodo, per fortuna, l’Università di Pisa ha ospitato i fondi archivistici e librari nei suoi magazzini di Ospedaletto. Ma non basta: c’è bisogno di una vera collocazione. Così parte una campagna di mobilitazione e, nel 2019, viene individuato uno spazio che non è nel Comune di Pisa ma immediatamente accanto, nell’area industriale di San Giuliano Terme, nei capannoni dell’ex fabbrica tessile Pontecorvo. “Qui – continua Gallo – siamo in affitto da un privato. Ma lo spazio è molto buono, siamo su tre piani, abbiamo un deposito a piano terra, la sala studio al primo piano, gli uffici al secondo piano”.
La nuova collocazione della Bfs è positiva soprattutto per il contesto in cui si è saputa inserire. “Siamo capitati – dice Gallo – in un’area molto vivace, perché piena di attività sia associative che commerciali. E questo poi ci ha portato ad allacciare delle amicizie, delle solidarietà di quartiere che ci hanno permesso di fare attività che per noi sono molto importanti. La prima è la festa annuale che riproporremo anche questo settembre. Abbiamo iniziato nel 2024, perché erano gli ottant’anni della liberazione di Pisa. Abbiamo organizzato questa grande festa insieme alla palestra popolare della Fontina, un’associazione che fa sport gratuito per chi vuole. La seconda iniziativa è il murales che abbiamo realizzato davanti alla sede, grazie ad un crowdfunding e un lavoro porta a porta nel quartiere. La festa di inaugurazione, il 9 maggio scorso, è stata un momento per noi molto bello e importante, in cui c’è stata davvero una solidarietà di quartiere forte”. Il murales è stato realizzato dall’artista Nicolò Pez Bruchi con un gruppo di studenti del liceo Filippo Buonarroti, e celebra la figura delle “fabbrichine”, le operaie tessili pisane che tra Otto e Novecento furono protagoniste di mobilitazioni e rivendicazioni concrete sui temi dei diritti e del lavoro.
Rapporti positivi con il territorio, un po’ meno con il Comune capoluogo. “Il Comune di Pisa – ammette il direttore – ora è di nuovo guidato dalla Destra ed è molto più attento a celebrare cose come la vittoria contro i fiorentini del ‘400 o la sconfitta nella battaglia navale della Meloria contro i genovesi. Del resto, la Destra ha una proiezione identitaria che guarda soprattutto al Medioevo. E quando si occupano di storia contemporanea, magari, si concentrano su temi come le foibe”.
Al momento la Bfs è impegnata su due filoni di ricerca. “Uno – sottolinea il direttore – è il lavoro sulle donne resistenti. Ci siamo già occupati delle donne nella Resistenza a Volterra e ora stiamo lavorando con l’Anpi provinciale di Pisa sulle donne nella ricostruzione, quindi il ruolo delle donne dopo la guerra, nelle prime giunte, nelle campagne elettorali, eccetera. E poi abbiamo ricerche su altre due figure che stiamo curando. Una è su Adolfo Zerboglio, avvocato socialista di Alessandria, che poi si sposta all’Università di Pisa e diventa un esponente di rilievo, passando dal socialismo al nazionalismo e aprendo anche al fascismo. L’altra è su Arnaldo Dello Sbarba, volterrano, ministro del lavoro del governo Facta all’epoca della Marcia su Roma. Quindi è l’ultimo ministro del lavoro prefascista. Sono figure che hanno dei caratteri comuni: nascono e crescono nell’ambito socialista, ma nei confronti del fascismo hanno un atteggiamento, di relativa apertura o di opportunismo. Sono figure che a noi interessa studiare. Perché, appunto, di solito si studiano le figure nette, tipo l’eroe antifascista o il bieco fascista. Invece ci sono state delle figure che hanno fatto dei percorsi complicati”.
Entrambe queste ricerche si basano su materiale archivistico inedito che è stato fornito dalle famiglie. “Ecco – sottolinea Gallo – per noi è fondamentale il rapporto con i donatori di materiale archivistico personale o familiare. Ovviamente abbiamo rapporti anche con gli enti, ad esempio abbiamo il l’archivio della Federazione provinciale del Pci, stiamo continuando a raccogliere quello delle sezioni provinciali del Pci. Ma ci piace molto avere rapporti con le famiglie e poter essere depositari di una memoria che altrimenti andrebbe perduta”.
Quali invece i progetti per il futuro? “Noi – risponde Gallo – abbiamo da quattro anni questa iniziativa di formazione che si chiama “Università aperta”. Docenti, universitari e non, svolgono volontariamente attività di formazione. Sono dei corsi gratuiti che noi facciamo tutte le settimane su dei temi che hanno a che fare con la visione critica della società. Quindi l’idea è leggere la società, il mondo di oggi, con uno sguardo critico, attraverso diversi ambiti disciplinari: scienziati dell’ambiente, matematici, economisti. L’altro filone su cui vorremmo lavorare è quello sulle “fabbrichine”, quelle a cui abbiamo dedicato il murales. Sono una figura sociale qui a Pisa un po’ caduta nel dimenticatoio. Da quando abbiamo fatto il murales abbiamo avuto molte sollecitazioni di persone che ci dicono ‘Eh, mia mamma, mia zia, mia nonna erano fabbrichine…’ C’è la percezione che sia un tema che abbiano un po’ tutti nel cassetto dei ricordi. Allora vorremmo dargli un po’ di sostanza storica scientifica. Le donne nelle fabbriche son quelle che vengono messe per prime al lavoro, in Italia la fabbrica nasce donna, perché nasce col tessile. Ma sono anche quelle che vengono licenziate prima, perché sono considerate più malleabili: le licenzi e le assumi in maniera più semplice perché rompono meno le scatole. Invece le “fabbrichine” hanno una storia di combattività e di solidarietà sul lavoro e politica e vorremmo metterla a tema, sia come divulgazione che come ricerca”.
Fabio Calamati – giornalista
La sede della Biblioteca Franco Serantini è in via Carducci 13, località La Fontina, San Giuliano Terme (Pisa), telefono 050 3199402, mail segreteria@bfs.it
