In ricordo di Stefano Renzo Martinelli

Stefano Renzo Martinelli ci ha lasciati improvvisamente, il 9 settembre scorso, in una assolata giornata di un’estate che sembra non finire mai. Uomo di vasta cultura, intellettuale impegnato nel dibattito politico, appassionato lettore e autore di narrativa e di gialli – a chi scrive consigliò, anni or sono, il romanzo Cargo di Georges Simenon –, il professor Martinelli, per noi semplicemente Renzo, è stato ordinario Storia dei partiti e dei movimenti politici all’Università degli Studi di Firenze e, in molti, ancora oggi lo ricordano come un docente severo e rigoroso, di quelli che amavano inviare le studentesse e gli studenti in biblioteca e in archivio, assegnando loro spogli infiniti di stampa periodica e appassionanti ricerche documentarie.

Nella comunità degli studiosi Martinelli era conosciuto soprattutto per i suoi studi sulla storia del movimento operario italiano e sul Partito comunista, così come per i lavori dedicati al rapporto tra fascismo, antifascismo e società civile. Pioneristico fu, nel 1989, il suo volume Il fronte interno a Firenze. 1940-1943. Lo spirito pubblico nelle “informazioni fiduciarie” della polizia politica (ed. Unifi, Dipartimento di storia). Il nome di Martinelli è rimasto, tuttavia, indubbiamente legato al completamento, dopo la scomparsa di Paolo Spriano, della monumentale Storia del Partito Comunista Italiano Einaudi, coi due volumi (uno scritto assieme a Giovanni Gozzini) che coprono l’arco cronologico compreso tra la Liberazione e l’VIII Congresso.

All’impegno accademico Martinelli aveva affiancato, nel tempo, anche quello di consigliere dell’allora Istituto Storico della Resistenza in Toscana. Vi si era avvicinato tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta del secolo scorso, da studente universitario, per condurre una parte delle ricerche necessarie alla stesura della tesi, dal titolo Il Partito Comunista d’Italia: geografia, composizione sociale e struttura organizzativa, 1919-1924, discussa nell’anno accademico 1971-1972 con Ernesto Ragionieri. Nel 1977 quella tesi, ampliata e rielaborata, divenne un volume per i tipi degli Editori Riuniti: Il Partito comunista d’Italia 1921-1926. Politica e organizzazione. Martinelli volle dedicarlo al Maestro fiorentino, Ragionieri appunto, venuto a mancare prematuramente due anni prima. Ma non sorprende che in una nota a margine della prefazione vi siano, tra i ringraziamenti, quelli al «personale della Biblioteca nazionale di Firenze, dell’Archivio centrale dello Stato e dell’Istituto storico della Resistenza in Toscana», che lo avevano «agevolato nelle ricerche necessarie». A quel tempo l’ISRT, ancora frequentato da alcune delle più note personalità della Resistenza fiorentina, stava conoscendo un ampliamento del proprio organico e una crescita rilevante delle attività, con importanti iniziative di ricerca, convegni, mostre, pubblicazioni, cicli di conferenze e corsi di aggiornamento per insegnanti. Tutto ciò fu sostanzialmente possibile grazie al riconoscimento giuridico dell’INSMLI-Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia (L. 16 gennaio 1967, n. 3, Riconoscimento giuridico dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione, art. 6). Tale legge, firmata dal Presidente del Consiglio Aldo Moro e promulgata dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, consentì infatti all’ISRT e agli altri istituti regionali e provinciali associati all’INSMLI, riconosciuti enti di riferimento locale e nazionale per la tutela della memoria storica, di integrare il personale in servizio con funzionari statali, usufruendo del distacco di «comandi di personale particolarmente idoneo per specifici incarichi di natura scientifica ed archivistica» (art. 7) provenienti dal Ministero della Pubblica Istruzione e dal Ministero dell’Interno (Archivi di Stato).

Senza mai recidere quel legame instaurato da studioso col patrimonio raccolto e conservato dall’Istituto, Martinelli entrò nel suo Direttivo come consigliere elettivo nel maggio 1991. Si dimise poco dopo, anche per sopraggiunti impegni accademici, e fu sostituito da Elio Gabbuggiani, che nel giugno 1994 divenne presidente dell’ISRT, trovandosi a gestire uno dei periodi più difficili della sua storia più recente, segnata da contrasti e difficoltà, ma anche da profondi e necessari cambiamenti. Con la presidenza Gabbuggiani, Martinelli fece il suo ritorno nel Consiglio direttivo quale rappresentante della Regione Toscana vivendo, così, dall’interno le complicate vicende di fine anni Novanta, che tra le altre cose non mancarono di avere echi nazionali, sia sulla stampa che in ambito istituzionale. Egli partecipò, pertanto, alla lunga e complessa fase di riassetto istituzionale dell’ISRT, che proprio in quel periodo, a seguito di una nuova modifica statutaria, trasformò ulteriormente la struttura del Consiglio direttivo eliminando la distinzione tra soci fondatori ed elettivi e, con ciò, il richiamo oramai anacronistico all’equilibrio in seno suo organo di governo della rappresentanza politica dei partiti che avevano animato il Comitato Toscano di Liberazione Nazionale.

Le ultime criticità di questa difficile stagione furono definitivamente superate sotto la presidenza di Ivano Tognarini e la direzione di Paolo Bagnoli, con l’Istituto che, oltre a un rinnovato e più intenso rapporto con le istituzioni regionali e metropolitane – recentemente consolidato con la L.R. 50/2024 sulla triennalità dei finanziamenti alle attività della rete degli Istituti toscani, fortemente voluta dal Presidente Vannino Chiti e dal Consiglio direttivo che, quest’anno, concluderà il proprio mandato –, ha ampliato i propri impegni scientifici e culturali, anche dal punto di vista dei rapporti con la cittadinanza, ed ha avviato una serie di progetti di digitalizzazione del patrimonio documentario e degli strumenti di corredo. A Martinelli si deve, tra l’altro, la realizzazione del primo, vero prodotto multimediale dell’ISRT, con la consulenza storica fornita alla realizzazione del dvd-video Firenze 1944, del regista Massimo Becattini, integrazione con materiale video e riproduzione di documenti – provenienti, oltre che dall’ISRT, da archivi italiani, britannici, tedeschi e americani – del documentario prodotto nel 1954 dai giornalisti Amerigo Gomez e Victor De Sanctis con il sonoro registrato in presa diretta durante le fasi della battaglia per la Liberazione di Firenze.

Martinelli è rimasto in Consiglio fino al 2017, partecipando attivamente all’attività dell’Istituto che si stava preparando ad affrontare sfide inimmaginabili – la pandemia di Covid-19, il lockdown nazionale e l’interruzione dei servizi in presenza –, ma anche a festeggiare il suo 70° anno di vita, celebrato con un importante serie di iniziative, tra le quali si ricordano le aperture alla cittadinanza della sede di via Giosuè Carducci con esposizioni di materiali d’archivio, incontri e dibattiti pubblici.

Queste poche righe, certamente, non possono riassumere la vita e gli impegni culturali e professionali di Stefano Renzo Martinelli. Concludiamo però questo breve ricordo sottolineando ancora una volta che Renzo ci mancherà molto. Ci mancheranno i suoi modi di fare gentili, la sua cordialità e quella sua peculiare ironia, fine e mai inopportuna. E dovremo anche abituarci a non vederlo più seduto in sala studio, al tavolo della consultazione, intento a sfogliare l’Unità degli anni Cinquanta. Vogliamo, allora, immaginarlo per un’ultima volta sulla porta dell’Istituto, sorridente, che prima di uscire, con in mano l’immancabile panama beige, ci saluta affettuosamente con un semplice “Ciao ragazzi!”. Ciao Renzo.

 

Mirco Bianchi – ISRT

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