Calamandrei, la profezia attuale contro l’indifferenza e la guerra

A settant’anni dalla morte del giurista e costituente Silvia Calamandrei mette in evidenza il valore del patrimonio giuridico, politico e culturale che ci ha lasciato

 

“Aiutateci, signori giudici, colla vostra sentenza, aiutate i morti che si sono sacrificati e aiutate i vivi a difendere questa Costituzione, che vuole dare a tutti i cittadini del nostro Paese pari giustizia e pari dignità”. È la più celebre frase dell’arringa, in difesa di Danilo Dolci, pronunciata da Franco Calamandrei a Palermo il 30 marzo 1956. Pochi mesi dopo, il 27 settembre, Calamandrei sarebbe morto a Firenze lasciando un patrimonio di documenti, riflessioni e studi che oggi – a settant’anni di distanza – possiedono ancora una forza profetica e un’incisività impressionanti. A raccontare la portata dell’impegno di Calamandrei, nell’intervista che segue, è sua nipote Silvia, sinologa, che si è dedicata con profondo impegno e cura scientifica alla valorizzazione del patrimonio giuridico, politico e culturale del nonno.   

Docente universitario e giurista, fondatore del Partito d’Azione e Costituente ma anche avvocato impegnato sul fronte dei diritti civili costituzionali e animatore della rivista Il Ponte. Sono tante le attività che caratterizzano l’esistenza di suo nonno. Quali sono le caratteristiche e i valori personali che unificano i diversi ruoli, vissuti tutti con rigore e passione?

Il sentimento della giustizia, che compendiava nel simbolo del codice e della rosa, messi su una bilancia a indicare che la rosa del sentimento prevale sulla lettera della legge. Mise in copertina questa immagine ala prima edizione del 1935 del suo Elogio dei giudici scritto da un avvocato ed era il suo logo nella carta da lettere. Ma anche l’indignazione di fronte ai soprusi e alle prepotenze e la solidarietà verso gli ultimi, che sono componenti anche della sua formazione mazziniana familiare.

Quest’anno, con il settantesimo anniversario della morte di Calamandrei, si celebra l’ottantesimo della nascita della Repubblica che nasce dal referendum –   un miracolo della ragione, lo definì suo nonno nel suo articolo di commento pubblicato sul Corriere della Sera – e, insieme, l’elezione dell’Assemblea costituente. Calamandrei fece parte della Commissione dei 75. Quale fu il suo contributo specifico alla Costituzione?

Combinando i testi da lui scritti nel ‘46 per la rivista “Il Ponte” in un’antologia che reca proprio questo titolo ho voluto documentare l’intensità del suo impegno politico e civile in quell’anno, di preparazione del referendum e di preoccupazione per le sorti della neonata Repubblica, di cui la Costituente era chiamata a tracciare le fondamenta e gli indirizzi. Già allora si preoccupava di un clima di “desistenza”, e di rischio che il testamento della Resistenza potesse essere tradito o annacquato. Oltre al suo contributo determinante per quanto riguarda gli articoli relativi al Potere giudiziario si trova traccia del suo operato in tanti degli articoli preliminari, di cui gli era particolarmente caro l’articolo 3: dopo la Liberazione la sua attenzione di costituzionalista si concentra  sulla combinazione tra diritti di libertà e diritti sociali e in questo il Partito d’azione che lui rappresentava si trova in sintonia con i dossettiani della DC, cui ora si tende ad attribuire la parte sociale della Carta, peraltro trascurando il contributo di Togliatti e del PCI. Da ricordare la sua battaglia laica contro l’inclusione del Concordato in Costituzione, che rimase minoritaria: ci sarebbero voluti anni per riprenderne alcuni postulati contro uno Stato confessionale.

Il celebre discorso agli studenti, pronunciato a Milano nel 1955, è stato definito dal presidente dell’ISRT Vannino Chiti – nell’introduzione al recente volume Piero Calamandrei/Il miracolo della ragione che lei ha curato – “il suo testamento spirituale”. Cosa rende ancora attuale quella riflessione?

Tante volte riprodotto in video e citato, è una delle rare registrazioni in cui si riesce ad ascoltare ancora la sua voce toscana (l’altro è un discorso a Ivrea). Significativo perché compendia la sua lunga battaglia per difendere ed attuare la Costituzione nata dalla Resistenza e per spiegarne ai giovani i valori fondamentali, in un appello contro il disimpegno e l’indifferenza. La disaffezione alla politica è ciò che più lo preoccupava, ed è un tema tuttora attuale. Calamandrei che vedeva nella scuola l’organo principale della Costituzione, in quanto formatrice dei cittadini, affidava ai giovani il compito di difendere la libertà conquistata con la resistenza, ricordandone le radici: solo grazie alla lotta dei partigiani l’Italia aveva acquisito il diritto di elaborare la propria Carta fondamentale, in cui la democrazia era strettamente coniugata con l’identità antifascista.

Senz’altro merita un’attenzione speciale l’Archivio di Piero Calmandrei, diviso tra Montepulciano, Firenze, Trento e Roma e fonte inesauribile di informazioni sullo spessore umano e culturale della persona e sulla fase storica che attraversa da protagonista. Quale valore comunitario hanno, oggi, i documenti di Calamandrei, cosa ci dicono?   

I quattro archivi che custodiscono le carte di Calamandrei si sono uniti per consentire un accesso unitario ai documenti, con il portale archiviocalamandrei.it, liberamente fruibile. Così come le opere giuridiche di Calamandrei sono state messe in Open Access ed hanno la possibilità di essere scaricate a livello globale (grazie ad un accordo tra l’Università Roma 3, la Biblioteca Archivio di Montepulciano, la Fondazione giuridica Calamandrei di Roma e Google) ora tutti i carteggi di Piero con i suoi corrispondenti sono leggibili grazie alla digitalizzazione, in un progetto che ci ha consentito di collaborare grazie ai fondi della direzione Archivi del Ministero della cultura. Quel caleidoscopio di carte che fin dal 2009 era stato auspicato di riunificare virtualmente, con l’incoraggiamento del Presidente Ciampi, si trova ormai parzialmente raccordato. Tanti sono gli accessi in rete, ma anche tanti gli studiosi e gli utenti che frequentano gli archivi per le loro ricerche, così come tante le scolaresche che si appassionano alla consultazione diretta delle carte per produrre podcast o pubblicazioni. Non sono carte morte, insomma, e la memoria si fa viva attraverso nuove letture.

Lei è cresciuta accanto a persone di impegno civile straordinario. Suo nonno Piero, suo padre Franco e sua madre Teresa Regard, entrambi partigiani insigniti della medaglia d’argento al valor militare.  Sempre a proposito di anniversari in questi giorni si è ricordato il decennale della morte di Tina Anselmi, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2 di cui suo padre fu uno dei vicepresidenti. Dalla Resistenza alla P2, c’è un filo conduttore storico da non perdere di vista su cui la famiglia Calamandrei – Regard anche oggi avrebbe qualcosa da dire…

In effetti sono cresciuta in una famiglia in cui ho avuto tanto da imparare, e per questo mi sono fatta carico della cura delle memorie e delle scritture dei miei nonni e dei miei genitori. Mi fa piacere associare a Piero la moglie Ada, che gli è stata a fianco fin dalla prima giovinezza, e che conosciamo dalle lettere che le sono state indirizzate: è stata lei a preoccuparsi per prima della custodia delle carte di Piero, affidandole in parte all’Istituto Storico Toscano della Resistenza e per quelle della Grande guerra al Museo storico del Trentino. È stata lei ad organizzare le prime edizioni delle opere, insieme agli amici del Partito d’Azione toscani e piemontesi, con le Edizioni La Nuova Italia e per gli scritti giuridici con l’allievo più giovane, il comparatista Mauro Cappelletti per le Edizioni Morano.

I miei genitori hanno avuto una vita ricca di esperienze e di impegno, dalla partecipazione alla Resistenza tra i gappisti romani al mestiere di giornalisti in Inghilterra e in Cina nel dopoguerra, corrispondenti nel Vietnam della prima guerra d’Indocina e nel Tibet in cui era ancora presente il Dalai Lama. Rientrati in Italia nel 1956 mia madre avrebbe ripreso il suo antico lavoro all’INAM, impegnandosi nelle battaglie sindacali, mentre mio padre da funzionario del Partito comunista avrebbe continuato a seguire la politica internazionale, soprattutto la guerra del Vietnam, per poi trovarsi da senatore eletto a Pistoia nella Commissione esteri del Senati a seguire il Trattato di Osimo e i conflitti in Medio Oriente. La vicepresidenza della commissione P2 fu l’ultimo suo incarico a fianco dell’Anselmi e vi profuse tante energie, come testimoniano le pagine dei suoi Diari 1975-1982, editi col titolo Le occasioni di vivere. Mia madre negli ultimi anni della sua vita si dedicò ad un intenso impegno di testimonianza a Via Tasso, dove era stata detenuta, soprattutto in occasione del processo contro Priebke. Tutti loro mi hanno lasciato una preziosa eredità da coltivare: ciascuno ha un percorso specifico e tratti caratteristici ma tutti accomunati dal non sottrarsi alle proprie responsabilità civili.

Parlano alla memoria del cuore le foto che la ritraggono con suo nonno e sua nonna Ada in Cina. Calamandrei è stato un anticipatore: mentre suo figlio e sua nuora erano inviati in Cina per conto dei loro giornali, Piero nel 1955 guidò la missione di un gruppo di intellettuali italiani in quel Paese. C’erano – tra gli altri – Norberto Bobbio, Cesare Musatti, Carlo Cassola e Franco Fortini. Con quali occhi guardò alla Cina e con quale spirito la incontrò?   

Calamandrei, capo delegazione nel 1955 di questa significativa missione culturale nella nuova Cina, avrebbe invitato a guardare oltre la Grande Muraglia nel numero speciale del “Ponte” dedicato a quel viaggio. Era una delle prime occasioni di visita di un composito e qualificato gruppo di uomini di cultura e di scienza che avrebbe dischiuso la conoscenza della Repubblica popolare cinese al pubblico italiano, quando non esistevano rapporti diplomatici tra i due paesi. In occasione delle celebrazioni dell’anniversario delle relazioni tra Italia e Cina, nel 2020, un’antologia di quel numero speciale del Ponte è stata pubblicata in Italia ed una traduzione cinese è uscita nel 2024 a cura dell’Università Nankai di Tianjin: finalmente anche il pubblico cinese ha potuto conoscere le impressioni di quei visitatori in un anno che vide l‘apertura della Cina al mondo con una abile tessitura diplomatica del primo ministro Zhou Enlai. Ad accogliere la delegazione italiana fu il grande scrittore Lao She, che avrebbe inviato una lettera introduttiva al numero speciale del Ponte, tradotta personalmente da Calamandrei.  Vi si sottolineava il significato dell’incontro tra due paesi entrambi eredi di una civiltà millenaria e si auspicava lo sviluppo di relazioni culturali che avrebbero gettato le basi del riconoscimento diplomatico reciproco. Il grande lavoro preparatorio e di sintesi dei risultati svolto da Calamandrei è ben documentato nei fascicoli custoditi nell’Archivio dell’ISRT di Firenze.

 “Questa è oggi la terribile verità. La salvezza è solo nelle nostre mani, ma ognuno di noi, se la nuova guerra verrà, sarà colpevole di non averla impedita”. La frase è contenuta nell’articolo Nessuno sarà innocente, pubblicato nel dicembre 1946 sul numero 12 de Il Ponte.  Un avvertimento anche per l’oggi, la posizione di Calamandrei sulla guerra ha toni assolutamente decisi: chissà come commenterebbe questa drammatica fase storica….  

Forse questo è il passaggio più attuale degli scritti raccolti: la consapevolezza che in democrazia ciascun cittadino è responsabile e che l’impegno sancito nell’articolo 11 della Costituzione di ripudiare le guerre è nelle mani dei cittadini.  Dopo Hiroshima, grande è l’attenzione di Calamandrei per il rischio che il mondo riprecipiti in un conflitto, reso catastrofico dalla corsa agli armamenti atomici. Fin dalla collaborazione nel 1948 al progetto di Giuseppe Antonio Borgese per una Costituzione mondiale Calamandrei spende le sue forze per l’affermazione dei principi del diritto internazionale, e moltiplica l’impegno per un’Europa federale che possa svolgere una funzione di pace, in nome del superamento dei confini che dividono. Significativo il suo No al patto atlantico, cercando di preservare l’Italia dal clima di guerra fredda che sta prevalendo. Secondo Calamandrei, “per volere la pace non c’è altra via che quella di prepararla coi trattati di commercio e di lavoro, che stringono tra gli uomini legami di solidarietà” e “chi prepara la guerra, anche a fini che crede difensivi, non fa altro, senza accorgersene, che volere la guerra”.

L’interdipendenza tra i popoli è il concetto chiave, che promuove nei suoi viaggi in Messico e in Cina e nei suoi interventi sulla situazione internazionale; per questo il suo messaggio resta estremamente attuale.

 

Caterina Fanfani – giornalista

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