La Resistenza armata nell’Italia centrale

Per chi fosse interessato ad approfondire un aspetto particolare della lotta partigiana, consiglio il volume recentemente uscito (aprile 2026) “La Resistenza armata nell’Italia centrale”, raccolta di saggi risalenti al convegno di studi organizzato nel 2024 dall’ISRT e dalla Regione Toscana, curata da Ilaria Cansella, Stefano Gallo e Laura Mattei, direttrici e direttore rispettivamente degli ISR e dell’età contemporanea di Grosseto, Pisa e Siena.

Esiste una peculiarità nella guerra partigiana che si svolse fra il 1943 e il 1944 nell’Italia centrale, in quei territori compresi fra la linea Gotica, che si snodava fra Massa e Pesaro e la linea Gustav, che correva fra Gaeta e Ortona? Questa la domanda alla quale si prova a rispondere, mettendo in luce le particolarità sia del territorio così diverso dalle valli alpine, in cui si trovarono ad agire i gruppi partigiani del Nord, sia del legame che le bande partigiane ebbero con i protagonisti locali (contadini e mezzadri che vivevano in casolari sparsi nelle campagne toscane e umbre, rispetto ai grandi agglomerati urbani del nord con le sue fabbriche).

Diverso il territorio, diverse le modalità operative: in Toscana, per esempio, le squadre sono agili ed in continuo movimento, tanto da riuscire a dare la convinzione ai nazifascisti di essere molto più consistenti numericamente di quanto non lo fossero in realtà. Stessa cosa avviene nel Lazio, sui castelli romani, in cui i partigiani sviluppano una strategia di azioni simultanee in luoghi diversi per spiazzare i tedeschi.

La seconda parte del volume, “Resistenza e Alleati”, mette a confronto esperienze diverse, soprattutto nelle Marche, caratterizzate dalla forte presenza di militari italiani sbandati ed ex prigionieri di guerra stranieri evasi dai campi di concentramento.

La realtà meglio organizzata risulta essere quella toscana in cui si rileva una migliore organizzazione e un miglior collegamento fra le bande e il territorio, che danno vita a una guerriglia più efficace e un indirizzo politico più chiaro. La liberazione di Firenze avvenuta per merito delle formazioni partigiane prima dell’arrivo degli Alleati, rappresenta un obiettivo fondamentale per dimostrare che i partigiani stavano dando un effettivo contributo alla sconfitta del fascismo e del nazismo, candidandosi a forza legittima e legittimata a governare il paese.

Si realizza quindi una collaborazione diretta fra gli Anglo-Americani e le formazioni partigiane, che con molta generosità si uniscono alla risalita verso l’Italia settentrionale per liberare il resto d’Italia.

La terza parte del volume: “Rappresentare la Resistenza”, raccoglie invece una serie di saggi sulla costruzione della memoria della lotta armata in questa area, a partire dall’incredibile esperienza di un documentario radiofonico “Firenze 1944” realizzato con un carretto/registratore che girava clandestinamente nella città mentre erano in corso i combattimenti. Altri saggi conservano memoria dell’esperienza pistoiese, a partire dalla ricostruzione della vita di Silvano Fedi, medaglia d’argento al Valor militare, scomparso in circostanze mai chiarite nel luglio del 1944.

Si parla inoltre del tentativo messo in campo dalle forze dell’ordine di criminalizzazione di quanti avevano partecipato alla lotta armata, creando una narrazione che ne faceva dei soggetti pericolosi per l’Italia del dopoguerra.

Ne esce un quadro che restituisce alla Resistenza dell’Italia centrale una fisionomia propria: non una versione minore di quella settentrionale, ma un’esperienza modellata dai suoi poderi e dalle sue colline, dai suoi mezzadri e dai suoi sbandati. Un volume che si legge con profitto anche per ciò che racconta del dopo — di come la memoria di quella lotta sia stata da subito terreno di conflitto, contesa fra chi ne rivendicava la legittimità e chi già lavorava a farne un pericolo da neutralizzare. Ragione in più, oggi, per tornarci sopra.

 

Sonia Farese – ISRT

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