All’inizio della prossima stagione calcistica la Fiorentina compirà 100 anni.
Il centenario è un traguardo storico che appartiene alla città, a chi ci vive, a quanti, da ogni parte del mondo, si sentono legati ad essa e a tutti gli appassionati della Fiorentina. È il riconoscimento di un patrimonio costruito con passione, sacrificio e senso di appartenenza. È l’eredità di generazioni di atleti, dirigenti e sostenitori che hanno reso questa società un punto di riferimento sportivo e umano. Un secolo che ha attraversato e coinvolto generazioni diverse, che, nel mutare delle condizioni di vita, hanno mantenuto un legame costante, un filo viola: la passione per la Fiorentina.
Gli anniversari contengono sempre una duplicità: da un lato sono momenti per l’esercizio di una memoria rituale e celebrativa, dall’altro sono occasioni per guardarsi indietro, per rielaborare e diffondere le conoscenze storiche e favorire l’uso pubblico della storia
Una duplicità che trova piena conferma quando riguarda una società di calcio. Un secolo di attività è un percorso ricco di cambiamenti, storici oltre che sportivi, e offre l’occasione per ripercorrere la storia della squadra nella complessità della sua dimensione (sociale, economica, politica) e, volendo, per leggere le grandi trasformazioni che hanno interessato, oltre al gioco del calcio, la società e, in particolare, la città di Firenze.
Firenze è stata, e continua ad essere, una delle piazze più importanti del calcio italiano. Lo è per l’amore che la squadra riceve dai tifosi, per il contributo dato al calcio nazionale ed europeo, anche se i successi, sottratti faticosamente alle squadre che rappresentano “il potere”, sono fermi al 2001. E, in particolare, il ruolo che il Comune di Firenze ha esercitato nelle vicende della squadra, basta pensare alla rifondazione operata dal sindaco Domenici, e dall’assessore allo sport Giani, all’indomani della radiazione federale del 1° agosto 2002.
100 anni di storia vanno trasmessi elaborandoli
Nessuno può trasmettere un secolo di vita di una squadra di calcio oralmente, con racconti diretti.
Abbiamo la necessità di “fare” la storia, collegando e ordinando in modo sistematico i fatti che, al di là del bilancio sportivo, ne hanno caratterizzato l’esistenza. Fin dalle origini, la costituzione di un club è influenzata da tutti gli aspetti della società (politici, economici, demografici, culturali, sociali, tecnologici); immediatamente dopo, nel suo affermarsi, diventa esso stesso capace di condizionare le varie dimensioni della vita politica, sociale e anche economica – quanto meno della città dove ha le proprie radici.
Esiste nella società una ritrosia alla storia, a cui si vuole togliere ogni utilità pratica perdendone il senso di “scienza degli uomini nel tempo”. Nell’epoca corrente la vita appare confinata in un infinito presente, declinata all’insegna dell’istantaneità della comunicazione social e, per quanto riguarda la politica, dei continui sondaggi. Tutto questo viene esaltato nel calcio, dove il costante cambio di proprietà diventa un incessante celebrazione dei reggenti in carica. In serie A, attualmente, sono presenti 12 proprietà straniere su 20, un dato sorprendente, se si pensa che fino al campionato 2011-12 tutte le proprietà erano italiane. Questa nuova realtà ha cambiato profondamente il rapporto con gli appassionati, derubricati a clienti, e, oltre a rompere il classico legame territoriale, destoricizzano la vita dei club di cui sono diventati proprietari – parafrasando Francesco De Gregori “la storia siamo noi e comincia quando arriviamo noi”.
Il rapporto con la storia sportiva, quando questa consegna vittorie nazionali ed internazionali come nel caso della Fiorentina, diventa, per queste proprietà, scomodo, visto che le loro ambizioni e gli obiettivi che perseguono sono, in prima istanza, finanziari. Conseguentemente, per la proprietà questo anniversario, assume prevalentemente la forma “festosa”, da celebrare allo stadio il 29 agosto, data ufficiale, con qualche appendice al Viola Park, in città, o allo stadio con la partita delle vecchie glorie fissata il prossimo 2 settembre.
La storia di una squadra di calcio
È fatta di un repertorio infinito di fonti e di dati. Gli annuari calcistici testimoniamo il percorso agonistico, forniscono tracce dei protagonisti, fissano, a futura memoria, i risultati raggiunti. Sono una componente essenziale dell’esperienza di una squadra di calcio, ma non bastano per spiegarla. Una squadra di calcio è un organismo vivo, con tanti soggetti che interagiscono. Al primo posto c’è la forza motrice, la passione che la circonda, le forme in cui si esprime, i canali comunicativi utilizzati, il rapporto con i luoghi, a partire dallo stadio in cui gioca. E poi ci sono tanti altri elementi: l’assetto proprietario, che, ogni stagione, si traduce in un quadro societario definito.
Il racconto, oggi chiamato “narrazione”, che accompagna la “storia” delle squadre di calcio è spesso deformato, e deformante, basato sulla trasmissione aneddotica, se non su falsi storici, riproposta per iterazione, senza essere mai stata verificata e che risponde spesso alla necessità di semplificare, celebrare, estrarre un presunto DNA del club.
La storia di un club raramente è quella che leggiamo, per questo bisogna fare ricerca, in modo scientifico, rigoroso, setacciando ogni tipologia di fonte. È questa l’unica possibilità che abbiamo per collocare le cose al loro posto, ricostruire le complesse vicende che hanno accompagnato le prestazioni sportive e avvicinarsi ad una ricostruzione e ad un racconto il più possibile vero e non animato da suggestioni e luoghi comuni, ma anche per non cadere nelle trappole dell’identitarismo.
Quello che si profila come “ufficiale” tende ad essere rassicurante e a creare un identitarismo – vera e propria costruzione ideologica, definita su un aprioristico “così siamo e così dobbiamo rimanere ed imporsi” – una forma misera e regressiva di condivisione alimentata da rituali e celebrazioni autoesaltanti. L’identità non è “ingenerata”, non la si certifica una volta per tutte, non è genetica. È un processo, in continuo movimento, che ridefinisce i valori, gli ambiti di azione e relazione nelle esperienze del vissuto.
È un fatto particolarmente importante perché, anche se può apparire paradossale, la storia è anche uno degli elementi costitutivi della comunità dei sostenitori di una squadra di calcio. Comprende le origini e le vicende che ne hanno segnato l’evoluzione, le caratteristiche assunte: dal rapporto con la città al modo di intendere e giocare il calcio; i calciatori simbolo; le vittorie, le sconfitte e la loro elaborazione; il modo di presentarsi del club, l’identità dei propri tifosi.
Il Museo Viola (già Museo Fiorentina)
È un ente del terzo settore, una APS costituita, in completo autofinanziamento, da appassionati, collezionisti, ricercatori della storia viola desiderosi di colmare un vuoto storico e mettere a disposizione dei tifosi e degli appassionati un Museo che, raccontando le gesta della Fiorentina racconti anche la città di Firenze. Lo ha fatto, fino a due anni fa, in collaborazione diretta con ACF Fiorentina, rapporto oggi sospeso. Lo ha fatto chiedendo costantemente al Comune di Firenze una sede per realizzare un’esposizione museale permanente senza ancora ottenerla, nonostante sia stata più volte inserita nel programma elettorale del centrosinistra. Coerente con il proprio ruolo, che è quello di divulgare e restituire la storia della Fiorentina, il Museo ha interpretato il centenario organizzando in tutte le zone di Firenze appositi incontri. Tra questi, un momento particolare, una giornata di studi (Una squadra, una città Fiorentina 100 anni) organizzata, lo scorso 27 febbraio, in collaborazione con la Società Italiana di Storia dello Sport (SISS) con la partecipazione di studiosi della storia del calcio e docenti delle Università toscane e che vedrà un secondo appuntamento, conclusivo, nel prossimo autunno.
È in programma anche, nello stesso periodo e in collaborazione con l’Assessorato allo sport del Comune di Firenze, una mostra sui 100 anni di storia della Fiorentina.
Insomma, anche per questo centenario, la conoscenza della storia è il motore del futuro, un ponte, anche simbolico, verso il futuro, auspicando che l’orizzonte calcistico sia adeguato alla storia di Firenze e all’essere ancora oggi una città globale conosciuta e amata in tutto il mondo.
Massimo Cervelli – Museo Viola
