Il 2026 è un altro anno di significative scadenze: Ottant’anni fa, sconfitti fascismo e nazismo, terminata la Seconda guerra mondiale, il popolo italiano, non solo tutti gli uomini ma per la prima volta da noi anche le donne, sceglieva con un referendum la forma dello Stato, se Monarchia o Repubblica, ed eleggeva l’Assemblea costituente, per ricostruire su basi di libertà e democrazia il nuovo patto della nostra convivenza. Il 71,6 % dei cittadini toscani votò per la Repubblica, contribuendo al suo successo sul piano nazionale. Tra i toscani eletti nella Costituente si segnalano Piero Calamandrei, Tristano Codignola, Amintore Fanfani, Giovanni Gronchi e Giorgio La Pira: due furono le donne, Bianca Bianchi e Teresa Mattei. Queste esperienze meritano un approfondimento d’insieme nelle attività da mettere in cantiere nel prossimo biennio
Bisogna ribadire che la Resistenza è il fondamento della Costituzione, il suo atto di nascita. Fu grazie alla Resistenza, da cogliere nel suo carattere plurale di presenza di culture, ceti sociali, convincimenti diversi, di guerriglia partigiana e anche di opposizione non violenta, che l’Italia, corresponsabile dello scatenamento del conflitto, ebbe un trattato di pace migliore di quello imposto agli ex alleati dell’Asse, Germania e Giappone. Noi abbiamo potuto decidere in autonomia per la Repubblica e scrivere la nostra Costituzione.
Viviamo un tempo difficile. Intorno a noi continuano le guerre, quella scatenata dall’aggressione della Russia all’Ucraina e quella in Medio Oriente: a Gaza, dopo l’annuncio della tregua, sono stati uccisi dall’esercito israeliano, nel momento in cui scrivo, altri 360 civili palestinesi, tra cui 70 bambini, sangue innocente che scorre accanto alla nostra vita.
Il clima ha varcato la linea rossa dell’aumento di più dell’1,5%, ritenuto dagli scienziati il confine insuperabile in questo secolo per garantire l’umanità da catastrofi. L’altra barriera, quella del 2%, segna un punto di non ritorno per la continuità della presenza umana sul pianeta.
La democrazia è sotto attacco: si vuole ridurre a forma, colpendo i fondamenti dello stato di diritto, la libertà e il pluralismo dell’informazione, l’autonomia del potere legislativo e giudiziario a vantaggio dei governi, la partecipazione dei cittadini. La democrazia che conosciamo, che vogliamo difendere ed estendere non è più quella del modello liberale: i diritti e le libertà civili si uniscono ai diritti e alle libertà sociali. L’articolo 3 della Costituzione disegna la nuova democrazia: i cittadini sono uguali davanti alla legge e la Repubblica ha il dovere di rimuovere gli ostacoli che impediscono di raggiungere effettivamente l’uguaglianza e a ognuno di realizzare le proprie potenzialità, contribuendo al progresso individuale e della collettività. La proprietà privata è un diritto riconosciuto, ma non assoluto: l’articolo 42 sancisce che deve svolgere anche una funzione sociale. La guerra è ripudiata, recita solennemente l’articolo 11 e mai si parla di Nazione, ma di Paese, cioè di Patria. L’articolo 54 stabilisce come dovere fondamentale dei cittadini la fedeltà alla Repubblica e l’osservanza delle leggi, dal momento che diritti e doveri sono inseparabili, al tempo stesso richiede a chi rivesta cariche pubbliche di adempiere il suo compito con “disciplina e onore”. Nelle istituzioni occorre senso di responsabilità, si deve dare l’esempio di porre al primo posto il bene comune.
Di fronte a guerre, crisi ecologica, attacco alla nostra democrazia costituzionale può diffondersi un senso di rassegnazione e di impotenza. È l’obiettivo che si propongono la destra fascista o a-fascista e i detentori delle ricchezze e dei poteri delle multinazionali tecnologiche, il nuovo capitalismo della sorveglianza che vuole sottomettere istituzioni, politica, popoli. Sono i “neo-feudatari del Terzo millennio – come li definì il presidente Mattarella – novelli corsari… che aspirano a vedersi affidare signorie nella dimensione pubblica, per gestire parti dei beni comuni rappresentati dal cyberspazio… quasi usurpatori delle sovranità democratiche”.
il futuro non è già scritto: siamo noi, con le nostre scelte e i nostri comportamenti a realizzarlo. C’è bisogno di fiducia: il diritto alla libertà, senza la quale non esiste dignità umana, è insopprimibile nella persona. E c’è bisogno di impegno, senza cercare riparo nel comodo ricorso alla delega. Prendersi cura delle istituzioni e difendere la democrazia costituzionale è il compito che dobbiamo assumerci.
Agli Istituti Storici della Resistenza e dell’Età Contemporanea spetta di farlo custodendo e diffondendo un patrimonio documentario che traccia il difficile cammino dalla sconfitta delle dittature alla conquista della libertà e della democrazia. Lo faremo quest’anno anche analizzando in Toscana il formarsi delle classi dirigenti dal ’44 al ’46 e continuando una ricerca che renda giustizia al ruolo delle donne nella Resistenza; approfondendo la conoscenza delle sfide portate già negli anni Ottanta e Novanta da una destra che innovava le sue culture, aspirava all’egemonia, rilanciando al tempo stesso una visione autoritaria della società e dello Stato, il sogno del fascismo del Terzo millennio. Su questo tema abbiamo svolto un importante convegno, con relatrici e relatori italiani ed europei: dobbiamo ora proporci di completare quell’appuntamento con una riflessione sulla destra nell’Europa dell’Est, dopo la caduta del muro di Berlino, e con una messa a fuoco della destra statunitense e del predominio in essa di Maga (Make America Great Again); infine nelle manifestazioni e nella formazione che realizziamo distinguendo ma non separando come estranei il fascismo del regime mussoliniano, quello di Salò, il neofascismo del XX secolo e quello delle destre che in Italia e in Europa portano avanti disegni per rendere le democrazie delle democrature. Un convegno svolto insieme all’Anpi e alla Casa Cervi ci ha dato contributi con cui arricchire di spessore e incisività le nostre attività.
La nostra dimensione è quella della storia e della memoria, distinte ma non separate. Svilupparle in collaborazione con istituti, associazioni, con quanti operano per la democrazia costituzionale è il modo nostro per stare in campo e contribuire a vincere le sfide che possono aprirci a un futuro migliore e più degno.
Vannino Chiti – Presidente ISRT
