Inizia il nostro viaggio negli Istituti storici toscani

Quello di Pistoia è orgoglioso della sua esclusività, cerca una nuova sede e programma il suo futuro. L’intervista con il direttore, Stefano Bartolini.

 

 

Fondato nel 1974 e autonomo dal 1976 ha da poco festeggiato i suoi primi 50 anni di attività. È l’Istituto storico della Resistenza di Pistoia che oggi conta circa 100 soci, un direttivo di 18 componenti e un comitato scientifico di 10.

Della sua attività e del suo futuro ne abbiamo parlato con Stefano Bartolini, 48 anni, che da poco più di un anno è il suo direttore, essendo in Istituto da circa 25 anni.

 

Come è cambiato l’Istituto dalla sua creazione ad oggi?

Siamo nati negli anni Settanta del secolo scorso, con la seconda fase di creazione degli Istituti che è seguita alla prima, quella del dopoguerra. All’inizio il nostro era caratterizzato da una forte carica politica, dall’attività e dall’impronta di personaggi storici che venivano dalla militanza partigiana. Il loro indirizzo ha contribuito a riannodare i fili dell’antifascismo pistoiese ma ha reso più labile il confine tra la storia e la politica.

Sono comunque gli anni in cui viene costituita la parte più antica del nostro attuale patrimonio archivistico e bibliotecario, attraverso i materiali provenienti dalle formazioni partigiane attive nel pistoiese, per proseguire con quelli che arrivavano dalla Breda, la più grande e storica industria metalmeccanica e ferroviaria locale.

 

Nasce poi quello che rappresenta una vostra peculiarità originale tra gli Istituti storici della Toscana…

Sì, nel 1981 esce il primo numero di “Farestoria”, il periodico cartaceo del nostro Istituto che, sia pur con varie trasformazioni, continua ad uscire tutt’ora. All’inizio dà spazio agli studiosi, a partire da quelli locali, ma poi si verifica una spaccatura tra politici e storici, che avevano visioni diverse rispetto alla sua impostazione editoriale. Questo porta alla sospensione delle pubblicazioni e ad una crisi dello stesso Istituto, che viene diretto da un docente comandato, che fa rinascere l’Istituto. E la nostra pubblicazione nel 1999 riprende, sia pur dapprima quasi in forma di ciclostilato, e con il nome di “Quaderni di Farestoria”, che escono con una periodicità che va da quadrimestrale a semestrale. Poi, a partire dal 2019, torna a chiamarsi “Farestoria”, con l’aggiunta del sottotitolo “Società e storia pubblica”. Oggi è una rivista scientifica caratterizzata da numeri monografici realizzati da un singolo o da più curatori, ma non contiene più, come alla sua creazione, vari articoli su argomenti diversi. E nel 2025 “Farestoria” ha vinto il premio nazionale di public history, che ha ricevuto dall’Associazione italiana di public history grazie al numero monografico sui cammini storici in Italia e nel mondo.

 

Mi pare che la vostra rivista, come del resto l’Istituto, abbia vissuto varie trasformazioni e compiuto un’evoluzione verso l’attuale realtà. È stato un percorso di crescita positivo? E verso quali approdi?

Direi che il denominatore comune è stata una lunga transizione generazionale che ha portato “Farestoria” a stampare oggi 500 copie che inviamo a tutte le biblioteche del pistoiese e a molte di quelle aperte in Italia, oltre che ai soci che ne fanno richiesta. Tra gli ultimi numeri usciti voglio citare quello dedicato a “Quale passato? Politiche della memoria, usi politici della storia e conflitti memoriali nel tempo presente” curato dal direttore, Francesco Cutolo e quello su “Public history e nuovi media” scritto da Giulia Bassi, docente alla Statale di Milano.

 

E l’evoluzione dell’Istituto quali esiti ha determinato?

Da qualche tempo si è dotato di un segretario organizzativo che lavora a tempo indeterminato, ha in me il suo direttore scientifico, ha un tesoriere e due responsabili didattici. Poi conferiamo una serie di incarichi a tema. In ogni caso ci teniamo a definirci, e a svolgere la funzione, di un vero e proprio ente culturale. E siamo stati protagonisti di un rinnovamento generazionale, tanto che oggi io sono uno dei più anziani tra coloro che collaborano con l’Istituto, la cui età media credo sia sotto ai 40 anni. E oggi il nostro presidente è Giovanni Contini, fiorentino ed uno dei maggiori storici orali italiani.

 

E adesso a che cosa state lavorando e quali sono i vostri progetti futuri?

Il nostro ambito di attività non riguarda soltanto la Resistenza con la R maiuscola, quella del 1943-45 ma, come recita il nostro nome, ci occupiamo anche dell’età contemporanea e dei fenomeni politici e sociali che la caratterizzano.

Il fil rouge che seguiamo oggi è quello del significato della parola Resistenza, in molti dei suoi aspetti. È così che abbiamo creato un gruppo di lavoro (si chiama “Paura non abbiamo”) sulla storia delle donne e sulla loro resistenza in senso ampio. A partire da quella durante gli scioperi del 1902 e da quelle ricordate oggi ogni 25 novembre e ogni 8 marzo.

Vogliamo poi proseguire con il nostro “Farestoria Festival” la cui prima edizione si è tenuta a giugno-luglio 2025 e che dedichiamo a temi come l’impegno politico e scientifico per una ricerca militante. Nella sua ultima edizione abbiamo, tra l’altro, presentato il libro di Andrea Rapini “L’Antifascismo: una tradizione generativa” che spiega bene qual è uno dei nostri filoni di interesse e di attività.

 

Coltivate anche metodi di didattica della storia curiosi e certamente innovativi?

Sì. In particolare ci interessa la storia ludica, quella fatta attraverso il gioco, con finalità didattico educative, sia nelle scuole, ma anche con gli adulti. Ne è un esempio la storia con i Lego, i famosi mattoncini di plastica che forniamo ed invitiamo ad usare per rappresentare una vicenda storica. E poi iniziamo, a partire da quella ricostruzione, dal gioco, a parlarne e a discuterne insieme, attraverso laboratori.

Ma mi piace citare anche la rassegna “Storie in conflitto”, dedicata alla resistenza intesa in senso ampio. E il nostro “Pistoia docufilm festival” estivo, che teniamo in una vicina arena cinematografica all’aperto e che consiste in tre serate con la proiezione di documentari storici.

 

Chiudiamo questa intervista lasciando in fondo gli aspetti più propriamente contabili ed economici.

Certo. Si può dire che il nostro Istituto ha un bilancio annuale che si aggira sui 100.000 euro, che ci derivano soprattutto dai vari contributi che riceviamo e che dedichiamo interamente allo sviluppo della nostra attività. Questi hanno, purtroppo, un andamento piuttosto altalenante nel tempo: salgono o scendono, ma in genere tendono a ridursi. E comunque il loro importo discontinuo non ci permette di organizzare e programmare la nostra attività al meglio, come invece vorremmo.

 

E di che cosa avreste invece necessità?

Prima di tutto di una nuova sede, che ci consenta di sistemare più adeguatamente i numerosi materiali storici di cui disponiamo e che sono comunque destinati a crescere in numero e per provenienza e di ampliare lo spettro della nostra offerta culturale, facendo quel salto di qualità che ad oggi saremmo in grado di fare ma che la ristrettezza degli spazi non ci consente, come l’apertura al pubblico della biblioteca e l’allestimento di percorsi espositivi. E poi di finanziamenti maggiori e più stabili in grado di farci assumere il personale di cui abbiamo bisogno. Un contributo ed un’attenzione migliori potrebbero venire dai Comuni della nostra provincia. Sono tutti nostri soci ma non tutti sono attivi o hanno relazioni e scambi con l’Istituto storico. Anche questo è un punto sul quale vogliamo lavorare, perché crediamo che possa fornire occasioni di crescita reciproca.

 

Tiziano Carradori – giornalista

 

L’Istituto Storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Pistoia ha sede in viale Policarpo Petrocchi 159, telefono 0573 359399.

Il suo orario di ufficio e di biblioteca è articolato su 3 giorni settimanali: il lunedì, il martedì e il giovedì dalle 15.00 alle 19.00, mentre è chiuso negli altri giorni.

I volumi conservati in biblioteca sono disponibili in sola consultazione. L’archivio storico è consultabile solo su appuntamento.

Il sito è https://www.istitutostoricoresistenza.it/

 

 

 

 

 

 

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