Intervista al direttore Jonathan Pieri
L’Isrec di Lucca si prepara a festeggiare i suoi 50 anni. Nel 2027 l’Istituto compirà il mezzo secolo di vita e ha già avviato alcuni progetti di ricerca storica in vista della ricorrenza. Presieduto da Mario Regoli, al suo secondo mandato, e da Stefano Bucciarelli come vicepresidente, l’Istituto può contare anche sull’impegno di un giovane direttore di 37 anni, storico e studioso di storia militare: Jonathan Pieri. Lo abbiamo intervistato.
Direttore, quali sono le principali caratteristiche dell’Isrec?
«Fondato nell’ottobre del ’77, l’Istituto in realtà nasce prima, nel 1963 quando si costituì a Lucca una Deputazione Provinciale dell’Istituto Storico della Resistenza. In Toscana è il terzo Istituto storico per anzianità. La sua storia si dipana per quasi 50 anni, è lunga e ricca, anche se in parte travagliata».
Ce la può riassumere?
«L’Istituto ha attraversato forse la sua fase più difficile nei primi anni del nuovo millennio, quando fu attraversato da non poche problematiche interne. Tuttavia, a partire dal 2010 è iniziata una nuova fase di ripresa. Lo statuto è stato completamente rivisto, e prevede che ogni tre anni vengano rinnovati gli organi dirigenti. Io sono arrivato nel 2013, sono direttore dal 2022, e opero in continuità con la gestione successiva a quella crisi».
Quali effetti ha avuto questo cambiamento?
«Abbiamo esteso l’arco temporale delle nostre ricerche e dei temi che trattiamo nelle varie iniziative pubbliche. Accanto alla Resistenza, ci siamo aperti a temi come la Seconda guerra mondiale, la Costituzione, il fascismo e l’antifascismo, e a incursioni abbastanza importanti nella storia repubblicana. Siamo, per tradizione e per competenze, e soprattutto per i contributi che ci vengono richiesti dagli enti e dalle istituzioni locali, un Istituto prettamente novecentesco. Non abbiamo trascurato però la storia dell’Ottocento, grazie anche alle iniziative e ai contatti che abbiamo con la Domus Mazziniana di Pisa».
Realizzate anche una rivista che si chiama «Documenti e studi».
«È una rivista scientifica che ha compiuto 40 anni lo scorso anno. Sul sito dell’Istituto sono pubblicate tutte le annate fino al 2023, a partire dalla prima che risale al 1984. I numeri più vecchi sono molto legati alla storia della Resistenza, ma nell’ultimo quinquennio abbiamo dato una direzione un po’ diversa, ci siamo aperti ad altre tematiche che non fossero solo quelle locali, e anche ampliato la rosa dei collaboratori. Oggi possiamo contare anche su contributi da parte di dottorandi o laureati magistrali che pubblicano estratti delle loro tesi di laurea».
Vi avvicinate al 50°, una data importante. Quali progetti avete messo in ponte?
«Puntiamo sulla ricerca. Vorremmo portare a termine un progetto per una nuova storia della Resistenza in provincia di Lucca, un progetto vasto e costoso, che prevedeva fin dall’inizio due volumi. Il primo, “Tu non sai le colline dov’è sparso il sangue”, lo abbiamo pubblicato nell’aprile del 2025 dopo tre anni di ricerche. È un lavoro collettaneo curato da Gianluca Fulvetti, docente all’Università di Pisa e già direttore dello stesso Isrec, e da me. Il secondo è in cantiere. Nel frattempo abbiamo gettato le basi per una serie di ricerche parallele. Una in particolare riguarda l’XI Zona Patrioti, la più grossa formazione partigiana ad aver operato tra la provincia di Lucca e quella di Pistoia. Inoltre, una serie di ricerche sta confluendo in mostre e pubblicazioni sul ruolo delle donne nella Resistenza in provincia di Lucca. Ma il progetto di più lungo periodo, varato nel 2022, riguarda l’acquisizione di tutti i fogli matricolari dei militari dalla classe 1915 alla classe 1925, quindi un decennio, della provincia di Lucca, che hanno combattuto nella Seconda guerra mondiale. Si tratta di dati che potranno essere divisi per Comuni, armi di appartenenza, luoghi e tempi del servizio militare, ecc., e questo permette di leggerli e usarli per ricerche diverse. Ad esempio, analizzando i dati dei dispersi nella provincia di Lucca, vediamo che c’è una netta impennata nei Comuni della Garfagnana, e questo perché da lì partirono gli alpini che andarono a combattere in Russia. L’analisi di questi dati dovrebbe confluire in una relazione per un convegno nazionale di storia militare che stiamo mettendo in cantiere. Questi sono i progetti di ricerca che abbiamo già avviato. Un altro è invece in gestazione e riguarda la storia della Divisione Garibaldi “Lunense”, una formazione partigiana che operò a cavallo tra Lunigiana e Garfagnana e il cui commissario politico era Roberto Battaglia. Questi sono i progetti su cui stiamo lavorando nell’arco temporale fino al 2027».
Vi avvalete del contributo volontario di studenti e ricercatori universitari?
«Abbiamo un comitato scientifico formato da studiosi universitari e locali. La sua struttura rispecchia i nostri campi di ricerca: storia locale, deportazione degli ebrei, fascismo e antifascismo, Resistenza e violenza nazista e fascista. È un team con competenze trasversali anche per rispondere alle richieste e alle sollecitazioni degli enti locali. Spesso abbiamo avuto il contributo di studiosi esterni come ad esempio Raul Pupo e Štefan Čok per quanto riguarda il confine orientale, ma anche Filippo Focardi e Fabio De Ninno, molti dei quali ruotano attorno all’Istituto Parri».
Quanti soci ha l’Isrec?
«Sono 120 circa, tre anni fa eravamo circa 90, il trend è positivo. Il nostro istituto sta cercando di effettuare un ricambio generazionale. I soci sono adesso più giovani, anche se sono meno presenti fisicamente alle iniziative».
Siete il territorio di Sant’Anna di Stazzema e di altre stragi nazifasciste. Quanto è viva la loro percezione?
«C’è una grande sensibilità. Lucca è la terza provincia della Toscana per morti civili per mano nazifascista. Le vittime civili sono più di 700 e c’è uno stillicidio di stragi soprattutto nell’area versiliese. Grazie soprattutto alle ricerche di Gianluca Fulvetti confluite anche nell’Atlante delle stragi naziste, i fatti sono molto noti, anche perché per ricostruirli è stato necessario coinvolgere, tramite le Anpi, gli stessi cittadini. Questo ha fatto sì che le stragi siano entrate nel calendario civile locale, a prescindere dal colore politico degli enti locali che si sono succeduti. Anche recentemente sono emerse nuove vittime che erano sfuggite alle maglie del censimento dell’Atlante delle stragi».
Qual è il vostro bilancio e di cosa avreste bisogno per poter lavorare meglio?
«Il nostro bilancio è di circa 60-70 mila euro. Negli ultimi anni abbiamo investito tantissimo in ricerca e pubblicazioni, altri spingono più in eventi pubblici che costano di più. Un nostro grande problema però è la sede: siamo fortunatamente ospitati dalla Provincia di Lucca dentro Palazzo Ducale, in comodato d’uso quasi gratuito, ma siamo arrivati alla fine con gli spazi. Visto che siamo un archivio in crescita e una biblioteca storica – per la storia contemporanea è la più ricca della provincia – è evidente che deve essere aggiornata e il problema è che non sappiamo più dove mettere le nuove acquisizioni. Un altro aspetto problematico è che non abbiamo certezze di continuità. Se partecipo a un bando a gennaio non posso sapere subito se lo vincerò. Vorrei poter fare un bilancio previsionale almeno triennale ma non posso perché non so che risorse avrò di anno in anno figuriamoci su base triennale. Siamo una ETS, e come tale dovremmo avere una gestione quasi aziendale, ma avremmo bisogno di un amministrativo e non ce lo possiamo permettere».
Manuela Zadro – Giornalista
