La conquista del voto. Il grande contributo delle donne alla rinascita dell’Italia

“Per vent’anni, il fascismo ci ha scartate dalla vita nazionale, mentre disgregava le nostre famiglie, imponendo ai nostri bambini una educazione che noi non volevamo, scatenando una guerra che noi non sentivamo e portando il nostro Paese allo sfacelo economico. Noi vogliamo ricostruire la nostra famiglia ed è perciò che siamo direttamente interessate da tutti i problemi della vita nazionale dalla guerra, dalla ricostruzione economica… Alla soluzione di tutti questi problemi noi vogliamo e possiamo dare un grande contributo”. Questa dichiarazione, tanto determinata quanto consapevole, è inserita nell’editoriale dal titolo Il nostro compito con cui, nel luglio 1944, si apre il primo numero della rivista Noi donne – espressione dell’Unione donne italiane – finalmente uscita dalla clandestinità. L’archivio dell’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea ne conserva copie fino al 1980. Dalle sue pagine si ricava un grande racconto che riguarda il percorso di emancipazione ma anche la vita e la quotidianità delle donne italiane in quella complessa fase storica.

Le donne vogliono contare, sono consapevoli di poter dare “un grande contributo” alla rinascita di un Paese ancora diviso dalla guerra e sottoposto alle terribili angherie dei nazifascisti in fuga.  Saranno due anni di forte impegno, civile e politico, quelli che le separano dal 2 giugno 1946 quando, finalmente, potranno votare tutte insieme per il Referendum istituzionale che chiama a scegliere tra Repubblica e Monarchia e per l’elezione dell’Assemblea costituente di cui faranno parte 21 donne su 556 componenti.

C’è ancora domani è il titolo, carico di speranza, che Paola Cortellesi ha dato al suo film dedicato a Delia e al primo voto delle donne, effettivamente è un nuovo protagonismo femminile quello che esce dalle macerie del conflitto bellico. “È tanto vasto il campo della nostra azione, noi siamo parte viva della nazione, è bene capirlo – si legge nell’editoriale che accompagna il secondo numero della rivista, nel terribile agosto del 1944 – Uniamoci, tutte insieme, formeremo una forza potente, porteremo un contributo di immensa portata alla rinascita del nostro paese”. Sanno bene le donne che unite si vince, per questo danno vita – è un aspetto che rivela chiaramente la rivista – a un movimento interclassista, basato sulla collaborazione tra le donne presenti nelle diverse formazioni politiche, a partire dalla Democrazia Cristiana e dal Partito Comunista.

Pragmatismo, cura e visione emancipatrice. Dalle pagine di Noi Donne emerge la capacità delle donne di tenere uniti tutti questi aspetti: c’è da trovare il pane e il companatico quotidiano, c’è da ricostruire le case, c’è da riaprire le scuole, c’è da accogliere gli uomini che tornano stremati dalla guerra, c’è da mettersi alla guida della famiglia se il padre o il marito invece non torna, c’è da far ripartire l’economia ormai ridotta ai minimi termini.  Emblematica la richiesta, ripetuta fino allo sfinimento, per la riapertura delle scuole: il ritorno nelle aule di piccoli e grandi è una priorità, la formazione e la cultura per le donne sono fondamento della nuova democrazia. Una scelta convinta, narrata con efficacia da Paola Cortellesi nel suo film, quando Delia decide che i soldi messi da parte per il vestito da sposa serviranno alla figlia Marcella per proseguire gli studi.

La stessa capacità di concretezza e visione si riflette nell’accorato l’appello che viene rivolto alle 21 “madri” costituenti appena elette. “A loro spetta far iscrivere nella nuova Costituzione gli articoli che daranno la piena ed effettiva parità giuridica ed economica alla donna come madre, come lavoratrice, come cittadina. A loro spetta sostenere in ogni occasione la necessità di seguire una costante politica di pace  – si legge su Noi Donne del luglio ’46    Ma insieme a questi compiti di lungo respiro, le deputate hanno un compito più immediato e urgente: esse, che in maggioranza sono madri e hanno un’estesa esperienza di vita familiare e sociale, sono le interpreti più qualificate per rappresentare in Montecitorio le famiglie italiane: quelle innumeri famiglie che ogni giorno sono costrette a chiedersi come tirare avanti”.

Il voto conquistato ed esercitato è più un punto di partenza che d’arrivo. A tutte le donne che verranno elette alla Costituente l’Udi, nel maggio ’46, indica obiettivi precisi da inserire nella Costituzione: parità giuridica con gli uomini in ogni campo; riconoscimento del diritto di lavoro ed accesso a tutte le scuole, a tutte le professioni, a tutte le carriere; diritto a un’adeguata protezione che permetta alla donna di adempiere ai suoi compiti di madre; uguale valutazione trattamento e compenso degli uomini, per uguale lavoro, rendimento, grado e responsabilità. Principi irrinunciabili che verranno affermati dalla Costituzione e dalle leggi della Repubblica democratica, la cui completa concretizzazione però richiede ancora oggi – a ottant’anni dal primo voto delle donne – la stessa determinazione e il medesimo impegno.

 

Caterina Fanfani – Giornalista

 

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