Dalla fine della “guerra totale” alla “guerra mondiale a pezzi”

Ottant’anni fa in Europa finiva la Seconda guerra mondiale: la Germania firmava la resa. Il 9 maggio divenne la festa della sconfitta del nazismo e del fascismo. A milioni di giovani era stata rubata la vita, insieme a quella delle vittime civili, dei deportati assassinati nei campi di sterminio: città e borghi erano distrutti. Vent’anni prima era terminata l’altra guerra mondiale: milioni di morti sui campi di battaglia e quelli per l’epidemia “spagnola”, trascurata per dare priorità allo sforzo bellico, poi alle celebrazioni della vittoria.

A settembre del ’45 si arrende il Giappone, dopo che gli Stati Uniti sganciano la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki. Centinaia di migliaia di morti e città rase al suolo.

Le armi nucleari entrano nella storia dell’umanità: diventa possibile l’autodistruzione del genere umano!

Il mondo non ha conosciuto a lungo periodi di pace: nel 1950, scoppia la guerra in Corea, l’unità antifascista è cancellata dalla contrapposizione tra i blocchi economici, politici, militari guidati da USA e URSS. Erano però nate la Dichiarazione Universale dei Diritti della Persona e prima l’ONU, un’istituzione creata per evitare all’umanità il precipizio nella tomba: poi agenzie internazionali- Unesco, Unicef, Fao, quella sui diritti del lavoro, dei rifugiati e migranti, la Banca mondiale- strumenti di cooperazione a servizio del bene comune. Più di recente si sono realizzati accordi sul clima, per affrontare sfide portate alla nostra convivenza.

Negli ottant’anni alle nostre spalle si sono avute crisi anche gravi come, negli anni Sessanta, quella dei missili sovietici a Cuba, ma è prevalsa la scelta di un confronto economico e ideologico, non militare. Le democrazie scrivevano sulle loro bandiere lotta alle povertà, alle guerre, per l’affermazione dei diritti umani. Così negli anni Ottanta le nazioni dell’est europeo, con rivoluzioni pacifiche, hanno ritrovato autonomia e libertà.

Poi il quadro complessivo è peggiorato: negli anni Novanta una guerra nella ex Jugoslavia, sottovalutata come fosse un residuo di arretratezza, le due guerre in Iraq, con cui l’Occidente ha destabilizzato quella regione e scoperchiato il vaso di Pandora del terrorismo islamico.

 

Oggi il panorama sembra cupo: tante guerre e due potenzialmente incontrollabili, quella in Europa scoppiata con l’aggressione della Russia all’Ucraina, e quella in Medio Oriente, nata dal terrorismo di Hamas contro civili israeliani e portata dal governo Netanyahu a una reazione di sterminio del popolo palestinese. Il presidente degli USA Trump abbatte una dopo l’altra le istituzioni sovranazionali. Si affaccia una visione della società in cui libertà e democrazia non sono più beni insostituibili. La corsa agli armamenti è sfrenata e l’uso delle armi nucleari non più un tabù etico.

Di questi aspetti discuteremo l’8 e 9 maggio in un convegno organizzato con il sostegno dello SPI CGIL. L’Istituto Storico Toscano deve fare del patrimonio dell’antifascismo e della Resistenza non solo un’occasione di conoscenza diffusa ma una sollecitazione a misurarsi con le sfide di oggi alla libertà, alla democrazia e alla pace. Cercare di capire e non rassegnarsi impegna a vedere le potenzialità che esistono se si riesce a dare voce ai popoli: il futuro non è già scritto. Lo costruiamo noi!

 

Vannino Chiti – Presidente ISRT

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