La Liberazione di Firenze. Spunti a partire dalle carte d’archivio

L’11 agosto 1944 è la data convenzionale della Liberazione di Firenze, ma, come è noto, la battaglia si protrasse per tutto il mese, e poté dirsi conclusa solo con la Liberazione di Fiesole avvenuta il primo di settembre. Quelle settimane di ottantuno anni fa furono ricche di episodi che precedettero la definitiva Liberazione: il 29 luglio i nazisti imposero l’ordine di evacuazione alla popolazione che viveva nelle adiacenze dei lungarni, il 3 agosto lo stato di emergenza, nella notte fra il 3 e il 4 agosto vennero distrutti i ponti sull’Arno, minati dai tedeschi, con la sola eccezione di ponte Vecchio, il 4 arrivò a Porta Romana il primo reparto alleato, l’8 venne ferito mortalmente dalle schegge di un colpo di mortaio tedesco  Aligi Barducci “Potente” comandante della Divisione “Arno” che riuniva le brigate comuniste (morì a Greve in Chianti il giorno successivo), l’11 venne diramato dal CTLN l’ordine di insurrezione, avvenne la presa dei poteri da parte dello stesso comitato ed uscì il primo numero de «La Nazione del Popolo», periodico del CTLN. Il 15 agosto il comando alleato riconobbe l’opera svolta dal CTLN e accettò il ruolo del comitato nel governo della città, nonostante il formale passaggio dei poteri che avvenne il giorno successivo. Nella seconda parte del mese continuarono intensi i combattimenti urbani, sostenuti principalmente dai partigiani, fino all’ingresso di questi ultimi nell’ospedale di Careggi all’alba del 31. Infine, il 7 di settembre si tenne alla Fortezza da Basso la cerimonia ufficiale di scioglimento delle formazioni partigiane.
La Liberazione di Firenze vide quindi un grande sforzo delle formazioni partigiane che pagarono un importante tributo di sangue alla causa. La vicenda fiorentina offrì peraltro un importante elemento di novità nella storia della liberazione delle città italiane, anche rispetto a Napoli che pure era insorta nelle sue “Quattro giornate” nel settembre del ’43: il ruolo del Comitato toscano di liberazione nazionale. Il CTLN fu infatti un organo politico ove erano rappresentati pariteticamente i cinque partiti antifascisti, Democrazia cristiana, Partito liberale, Partito d’azione, Partito socialista e Partito comunista, programmaticamente impegnato fin dalla sua costituzione nel settembre del ’43 non solo alla liberazione della città, ma anche all’affermazione di un nuovo governo del territorio. Il comitato non si limitò quindi a dirigere l’insurrezione, ma si fece trovare pronto a prendere il potere a Firenze e, cosa assolutamente essenziale e difficilissima, ad amministrare la città per poter corrispondere alle esigenze della popolazione provata da undici mesi di occupazione militare tedesca e collaborazionismo fascista e da un mese di combattimenti: mancavano i viveri, mancava l’acqua, alcune strade erano invase dalle macerie.
Questa opera instancabile degli uomini del CTLN è ben testimoniata dai documenti conservati negli archivi dell’Istituto, alcuni ben noti agli storici, altri inediti perché di recente acquisizione. Vediamo alcuni esempi. La prima fonte che citiamo come testimone è ovviamente l’archivio dello stesso CTLN che conserva anche la serie dei verbali delle sedute del comitato. Durante la seduta del 3 agosto (fig. 1-2) viene messa nero su bianco la composizione della Giunta comunale, della ricostituita Deputazione provinciale (era stata soppressa dal regime nel 1928), del Consiglio provinciale dell’economia e della Sezione provinciale per l’alimentazione. Il sindaco nominato dal CTLN fu Gaetano Pieraccini. In questo documento si nota chiaramente l’attenzione particolare alla pariteticità delle cariche: accanto ad ogni nome è indicata la sigla del partito di appartenenza. Fu questa la nuova Italia che si mostrò agli alleati, un Italia plurale e democratica che volle emanciparsi da venti anni di dittatura.
La conferma di questa novità ci viene testimoniata dal verbale della seduta del 12 agosto (fig.3-4): «[Ragghianti] Informa che gli Alleati sono rimasti molto favorevolmente sorpresi del lavoro tecnico eseguito dal nostro Comitato; e gli Alleati hanno dichiarato che a Firenze si sono trovati di fronte ad un fatto nuovo». Un altro elemento significativo che emerge da questo documento rispetto a tutti i verbali antecedenti è la presenza dei nomi dei membri del comitato, in precedenza sempre celati sotto generici “il rappresentante del PS”, il “rappresentante del PAZ” e così via. Scopriamo così Carlo Ludovico Ragghianti, Aldobrando Medici Tornaquinci e Giulio Montelatici. Il comandante militare (Nello Niccoli) rimane invece anonimo; il tempo volgeva al sereno ma le operazioni militari fervevano e consigliavano prudenza.
L’archivio del CTLN è una fonte inesauribile di informazioni ma è ben noto agli storici ed agli appassionati della materia, anche se sempre meritevole di nuovi approfondimenti. Voglio però cogliere l’occasione di questo breve articolo per citarne almeno un’altra assolutamente inedita perché di recentissima acquisizione: le carte appartenute a Roberto Chini. Ma chi era Roberto Chini? Nato a Piacenza nel 1914, negli anni 1940 era studente di chimica presso l’ateneo fiorentino; richiamato alle armi, nel ’43 era in procinto di unirsi all’ARMIR. L’armistizio lo trovò quindi militare. Non aderì al bando Graziani e iniziò la sua militanza nelle file della Resistenza, dapprima nella III Brigata Rosselli, poi nelle Squadre d’azione cittadine del Partito liberale italiano; il 16 agosto 1944 venne smobilitato e passò alle dipendenze del Comitato toscano di liberazione nazionale. Chini ricoprì ruoli importanti: prima capo di gabinetto, poi vicesegretario generale del comitato.
Nell’archivio Chini sono conservati documenti importanti, come ad esempio la raccolta rilegata e completa dei verbali delle sedute del CTLN dal giugno 1944 al giugno 1945, oppure i resoconti delle udienze date dal presidente Ragghianti. Ma il documento – inedito – su cui vale la pena soffermarsi è la lettera inviata da Ivanoe Bonomi a Ragghianti il 1° settembre (fig.5). La lettera, per quanto molto breve e di circostanza, mette in luce un aspetto fondamentale: la consapevolezza che quel che era successo a Firenze nell’agosto 1944 avrebbe potuto essere un modello per la successiva Liberazione del nord Italia, quello che Bonomi definisce: «auspicio per un sempre più efficace contributo nazionale alla lotta di liberazione». Nella mia lettura di questo documento per Bonomi era già chiaro che l’esempio fiorentino di insurrezione militare e di popolo sotto l’attenta guida politica di un comitato di liberazione nazionale sarebbe stato il modello vincente anche per la liberazione del nord. E così fu nell’aprile del 1945.

Francesco Mascagni

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