I Gruppi di azione patriottica – GAP furono un tipo di formazione partigiana peculiare nel panorama della Resistenza italiana. Istituiti dal Partito comunista italiano all’indomani dell’occupazione militare tedesca del settembre 1943, il loro compito fu quello di colpire l’occupante ed i collaborazionisti fascisti nel cuore delle città. Sabotaggi alla logistica, attentati ed omicidi mirati furono le loro attività principali: una costante spina nel fianco del nemico. In questa sede l’analisi sarà limitata al contesto fiorentino, cercando di mettere in luce alcuni spunti di riflessione sulla peculiarità dei GAP che emergono dalla lettura delle carte d’archivio.
Per capire la peculiarità dei GAP rispetto alle altre formazioni partigiane credo sia utile partire proprio dall’ambiente in cui questi operarono. L’immagine consueta e stereotipata del partigiano infatti è quella di un combattente alla macchia, operante in luoghi difficilmente accessibili come le montagne, Monte Morello, Pratomagno, Montegiovi. Il partigiano “classico” inoltre militava in formazioni piuttosto grandi, generalmente brigate. Il gappista al contrario agiva nelle città, in gruppi piccolissimi di massimo quattro persone. L’esiguo numero di componenti dei GAP fu dettato proprio dall’ambiente urbano, un ambiente ricco di pericoli che potevano minare la realtà cospirativa e che potevano portare alla cattura dei gappisti e allo smantellamento della loro rete. Da queste stringenti necessità cospirative è derivata naturalmente una particolare esiguità di fonti primarie coeve che documentino l’attività dei GAP fiorentini, inoltre, la natura stessa delle azioni che furono compiute portò i protagonisti superstiti di quell’esperienza a non parlarne più di tanto neanche dopo alcuni decenni.
Tra gli archivi conservati dall’ISRT però sono presenti alcune di queste fonti, strumenti molto utili alla comprensione di questo fenomeno così particolare. Il documento più importante conservato nel nostro archivio è una relazione di 18 carte dattiloscritte sull’attività dei GAP fiorentini, appartenuta a Giuseppe Martini, il gappista “Paolo”, uno dei protagonisti di quella stagione. Il documento è acefalo, mancante della prima pagina, quindi non ne conosciamo il titolo originale così come non ne conosciamo l’autore; benché sia molto probabile che Martini non ne sia l’autore, per comodità, chiameremo questo documento “Relazione Martini”. Dicevamo che i GAP concentrarono le loro attività nelle città e che tali attività furono soprattutto intese al sabotaggio e alla minaccia costante dell’occupante tedesco e dei collaborazionisti fascisti. Vediamo qualche passaggio dalla Relazione Martini: “Come primo obbiettivo fu studiata un’operazione collettiva che sbalordisse i fascisti e i nazisti. Si trattava di dare ad essi il saluto dei nuovi Gap di Firenze. Il tecnico preparò il materiale occorrente: sette potentissime bombe dirompenti con carica di tritolo”. “A questa prima azione in grande stile, vi prese parte tutti i gappisti col responsabile e una coraggiosa compagna. I nuovi GAP avevano cominciata la loro azione. Era necessario continuare a non dare tregua al nemico”. Non dare tregua, tre parole che descrivono esattamente lo scopo dei GAP, le cui azioni sono descritte punto per punto nella Relazione Martini. Mi sembra utile ricordare in questa sede che Senza tregua è anche il titolo del volume di memorie di Giovanni Pesce – medaglia d’oro al valor militare – relativo proprio alla sua attività di gappista a Milano e a Torino: ipse dixit.
Un’altra fonte importante che conserviamo è la trascrizione di un’intervista ad Alvo Fontani realizzata nel 1984 da Giovanni Verni e Piero Mechini, che consta di ben 90 cartelle dattiloscritte. Alvo Fontani, “Sergio”, fu il commissario politico dei GAP fiorentini tra il gennaio e l’aprile del 1944 e fu, molto probabilmente, l’estensore della nostra Relazione Martini. In un passaggio a mio avviso chiarissimo Fontani ci spiega il perché della lotta urbana: “Una risposta al terrore col terrore. Certo! Perché era una forma… un modo, questo qui, certo, di dare coraggio, diciamo alla gente. Se no la gente che fa? Se la gente si vede picchiata, ammazzata, massacrata… e un vedi nulla… vabbè ci sarà la montagna, ma che si fa? Si va a lavorar sulla montagna?”.
Altra caratteristica fondamentale dei GAP fu la stretta adesione ideologica ai dettami del PCI, gli elementi di ciascun GAP furono infatti sempre elementi fortemente ideologizzati. Citiamo ancora la Relazione Martini: “Bisognava rivedere completamente l’impostazione del lavoro dei GAP, per impostarlo su nuove basi più solide. Era necessario in primo luogo, dare più importanza alla preparazione politica dei gappisti, discutere sul carattere politico della nostra lotta, e illustrare l’aspetto politico degli obiettivi che si ponevano volta per volta”. Il tema della forte connotazione politica come premessa necessaria al lavoro dei GAP emerge più volte nel testo della relazione, vediamo solo un altro passaggio, significativo perché relativo al periodo degli scioperi del marzo 1944: “Si trattava quindi di consolidare i risultati raggiunti facendo marciare di pari passo il livello politico dei gappisti col grado del loro sviluppo di uomini d’azione. Solo così si potevano fare dei veri quadri. Si trattava inoltre di immettere nella lotta nuovi elementi, accuratamente vagliati dall’organizzazione politica. Solo così si poteva continuare a rafforzare i GAP. Fu quindi intensificato il lavoro politico nei GAP. Furono tenute riunioni in ogni GAP sulla politica del nostro Partito, legandola a quelle che erano state le realizzazioni concrete del nostro lavoro e la loro reale influenza sulle masse”.
Un’ultima fonte che voglio citare e che sottolinea decisamente la forte connotazione ideologica dei gappisti è un quaderno di Bruno Fanciullacci, il gappista “Massimo”, conservato nel nostro archivio. Si tratta di un quaderno manoscritto, fittissimo, compilato da Fanciullacci durante il suo periodo di detenzione nel carcere di Castelfranco Emilia. Proprio in quel carcere, sul finire degli anni ’30, maturò la propria educazione politica. Il quaderno di cui parliamo ne è testimone: sui fogli a quadretti che lo compongono Fanciullacci scrisse decine e decine di pagine di appunti di storia, politica, filosofia ed economia.
Francesco Mascagni
Per saperne di più
C. FRANCOVICH, La Resistenza a Firenze, Firenze, La Nuova Italia, 1962
G. VERNI, L’opera dei gappisti fiorentini, Firenze, Arti grafiche il Cenacolo, 1964
S. PELI, Storie di GAP. Terrorismo urbano e Resistenza, Torino, Einaudi, 2014
I gappisti fiorentini, Firenze, ANPI Oltrarno, 2017 con introduzione di L. MECACCI
L’ultimo volume in particolare offre il testo integrale della “Relazione Martini” con un ricchissimo apparato di note.
