Le trasformaziomi delle culture e dei linguaggi politici delle destre negli anni Ottanta e Novanta, in Italia e in Europa, saranno oggetto di una due giorni di confronto e approfondimento che si svolgerà lunedì 1 e martedì 2 dicembre (via Capponi, 9).
Il convegno è promosso dal Dipartimento SAGAS dell’Università di Firenze, dall’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea e dalla Fondazione Gramsci di Roma. Abbiamo approfondito le motivazioni e i temi dell’iniziativa con Valeria Galimi, docente associata del Dipartimento Sagas e vicepresidente dell’ISRT.
Perché, per capire le destre di oggi in Italia e in Europa, è necessario guardare agli anni Ottanta e Novanta?
Gli anni Ottanta e Novanta rappresentano un passaggio decisivo nella storia politica europea: sono gli anni della fine della guerra fredda, della crisi dei partiti di massa e dell’affermazione della globalizzazione neoliberale. In questo nuovo contesto le destre riescono a rinnovarsi, abbandonando i linguaggi ideologici del Novecento e adattandosi alla politica mediatica e alla personalizzazione della leadership.
È in questo periodo che si forma l’immaginario populista e identitario che oggi domina gran parte dello spazio politico europeo: la contrapposizione fra “popolo” ed “élite”, la retorica della sicurezza e il nazionalismo culturale.
Il nostro convegno organizzato dall’ISRT – anche su sollecitazione dell’Assemblea dei soci – in collaborazione con la Fondazione Gramsci di Roma, intende collocare l’analisi dei linguaggi e delle culture di destra entro le trasformazioni sociali, politiche ed economiche dell’Italia e dell’Europa, individuando negli anni Ottanta uno snodo centrale.
Quali sono gli elementi generali e unificanti del cambiamento delle culture e dei linguaggi delle destre europee?
Negli anni Ottanta e Novanta le destre europee attraversano processi comuni di modernizzazione e ridefinizione identitaria. Si assiste a una normalizzazione del linguaggio politico: le forze più radicali si istituzionalizzano, adottando un lessico centrato su patria, sovranità e sicurezza. Parallelamente, si produce una ibridazione ideologica fra nazionalismo identitario e neoliberismo economico. È anche l’epoca in cui la comunicazione politica cambia profondamente: televisione, marketing e leadership carismatica contribuiscono a una nuova forma di politica “spettacolarizzata”.
Il convegno, articolato in quattro sessioni tematiche, ricostruirà questi processi intrecciando storia politica, culturale e sociale, per comprendere come tali mutazioni abbiano plasmato le destre contemporanee.
Quale consapevolezza assumono le democrazie europee rispetto all’evoluzione delle destre? I casi di Francia, Germania e Gran Bretagna
Le democrazie europee reagiscono con strumenti diversi, oscillando tra isolamento e assimilazione dei temi delle nuove destre. In Francia, il Front National di Jean-Marie Le Pen porta nel dibattito pubblico parole come immigrazione e sicurezza; in Germania, la riunificazione produce nuove tensioni e riattiva nazionalismi latenti; in Gran Bretagna, le idee delle destre radicali finiscono per penetrare nell’alveo conservatore tradizionale, influenzandone linguaggi e priorità politiche. Nel nostro convegno questi casi verranno affrontati nella prima sessione, dedicata ai rapporti fra democrazie europee e destre, per mettere a fuoco le risposte istituzionali e culturali di fronte a una trasformazione che segna anche la storia più recente.
Negli anni Ottanta anche le sinistre attraversano una fase di trasformazione che non sempre è positiva. Quali criticità emergono?
Le sinistre europee vivono negli anni Ottanta una crisi di identità e di rappresentanza. La fine del comunismo e del compromesso fordista mette in discussione i loro riferimenti sociali e ideologici.
Molti partiti socialisti e socialdemocratici si avvicinano al paradigma neoliberale, riducendo la centralità del conflitto sociale e adottando un linguaggio post-ideologico. In Italia, i partiti della sinistra attraversano un passaggio complesso verso forme di riformismo spesso incerte e meno radicate socialmente. L’allentamento dei legami con i tradizionali mondi del lavoro e dell’associazionismo apre nuovi spazi che le destre sapranno occupare, anche sul piano del linguaggio e dell’immaginario politico. La seconda sessione del convegno, dedicata alle culture politiche in movimento, affronterà proprio la ridefinizione degli immaginari collettivi di quegli anni.
Le nuove destre affermano nuove retoriche, come quella della xenofobia, che investono fortemente la vita sociale dell’Italia
A partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, la questione migratoria diventa un terreno centrale nella costruzione del discorso politico delle destre italiane. Si afferma una xenofobia legittimata in nome della sicurezza e dell’identità nazionale, che entra nei media e nelle politiche locali. È un linguaggio che plasma profondamente la società e lascia un’eredità visibile anche oggi. Nel convegno, la terza sessione (Linguaggi e posizionamenti delle destre) analizzerà questi processi, dal lessico politico alle rappresentazioni mediatiche.
La riflessione di dicembre guarderà anche alle culture giovanili. Con quale obiettivo?
Le culture giovanili rappresentano un osservatorio privilegiato per capire la diffusione e la metamorfosi dei linguaggi politici. Negli anni Ottanta e Novanta, la nuova destra europea si muove attraverso musica, estetiche e spazi di socialità, costruendo identità alternative alla cultura democratica dominante. Studiare le culture giovanili significa, oggi più che mai, capire come le ideologie si formino e persistano nella società contemporanea, e come la storia più recente continui a dialogare con il presente.
Caterina Fanfani
